Chi aveva visto Elisa Claps

Il 18 aprile a Salerno si svolgerà l’incidente probatorio nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Elisa Claps. Sono passati quasi 18 anni dalla sua scomparsa, a Potenza: era il 12 settembre 1993, il suo corpo è stato ritrovato nel marzo del 2010. Era nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, a due passi da dove la ragazza era stata vista per l’ultima volta. Per 17 anni in quella chiesa la gente aveva pregato, si era sposata, aveva battezzato i propri figli e pianto per i propri morti. Ed Elisa era lì sopra. L’avevano cercata poco e male.

Il 18 aprile all’incidente probatorio è chiamato a partecipare Danilo Restivo, unico indagato per l’omicidio di Elisa: sulla maglietta della ragazza sono state trovate tracce biologiche compatibili con il suo Dna. Restivo parteciperà in videoconferenza: è in Inghilterra, nel carcere di Winchester, in attesa di essere processato per l’omicidio di Heather Barnett, sua vicina di casa a Bournemouth, dove si era trasferito da qualche anno.

Ma questo non è solo un caso di cronaca. È anche il racconto di indagini fatte male, di insabbiamenti e omertà, di coperture. È la descrizione di cosa avviene quando tanti si girano da un’altra parte e non vogliono vedere l’evidenza. È la storia di una famiglia che per 17 anni ha denunciato ostinatamente bugie e negligenze. Il fratello e la mamma sono convinti che qualcuno sapesse da sempre che Elisa era là, nel sottotetto. A casa Claps, negli anni, sono arrivate lettere anonime e segnalazioni: «Elisa è in Brasile, sta bene», dicevano.

Sarebbe lunghissimo raccontare la storia di questi 17 anni. Si può spiegare però che cosa sta emergendo dalle analisi scientifiche. Secondo la perizia dell’esperto botanico, i reperti vegetali trovati nel sottotetto, vicino al corpo, risalgono al 2008. Qualcuno quindi si fermò lì, vicino al corpo mummificato, due anni prima del ritrovamento ufficiale. Secondo un’altra perizia, dopo l’omicidio, l’assassino ricoprì con calcinacci il corpo di Elisa. Quando il cadavere fu scoperto il materiale edile non era più presente nel sottotetto. Un testimone ha raccontato ai magistrati che il 22 maggio 2008 un cumulo di materiale edile di risulta era nella piazzetta, alle spalle della chiesa. Se lo ricorda alla perfezione perché il 22 maggio era il giorno della festa della polizia. Ha raccontato anche di un atto vandalico: qualcuno danneggiò la vetrina di un negozio con una pietra presa proprio da quel cumulo di rifiuti. Il materiale che ricopriva Elisa fu quindi spostato nel maggio del 2008. Da chi? E perché chi vide il corpo non avvertì nessuno? O forse, come sospettano i familiari, qualcuno fu avvertito?

Don Guy Noel, il prete che amministrava la chiesa in quel periodo, partì per il Congo nell’ottobre del 2008. Don Noel era stato per tanto tempo il vice di don Mimì Sabia, il parroco storico della Santissima Trinità che dopo la scomparsa di Elisa si oppose con forza alla perquisizione della chiesa. Ora i magistrati hanno convocato don Noel: dovrà lasciare Brazeville e presentarsi in procura a Salerno. Gli sarà chiesto di raccontare che cosa accadde nel maggio del 2008, se fu lui a trovare il cadavere e, in questo caso, se decise di informare i suoi superiori e perché poi fu scelto il silenzio.