L’estate del 1985

A vedere sentire tutte queste storie su mafiosi definiti eroi, m’è venuta voglia di ricordare alcune brave persone. Bravi poliziotti, sbirri tosti e capaci.
Ne fecero fuori tre uno in fila all’altro, nell’estate cupa di Palermo del 1985. Sono passati 25 anni. Iniziarono con Beppe Montana, era il capo della squadra catturandi: aveva messo in difficoltà un bel po’ di boss delle cosche, ne aveva arrestati, aveva sequestrato covi e laboratori per la raffinazione dell’eroina. Lo ammazzarono il 28 luglio, sul mare, a Ponticello. Era lì con la fidanzata. il giorno dopo sarebbe entrato in ferie.
Iniziò quel giorno l’estate di sangue.
Ninni Cassarà lo uccisero il 6 agosto. Era vicequestore, collaboratore stretto dei magistrati in prima linea. Lo uccisero mentre stava rientrando a casa per pranzo, in via della Croce Rossa. Nove uomini armati di AK 47 iniziarono a sparare dalle finestre di una casa in costruzione davanti alla sua abitazione. La moglie e il figlio lo videro massacrare.

Quel giorno morì anche Roberto Antiochia, aveva scortato Cassarà a casa. Era in ferie, poi sarebbe stato trasferito a Roma. Volle tornare a Palermo dopo l’omicidio di Montana per dare una mano a Cassarà.
Si salvò invece Natale Mondo, l’altro uomo della scorta. Per miracolo rimase illeso. Venne anche sospettato di aver dato informazioni agli assassini. Dissero che aveva contatti con i mafiosi, che aveva tradito Cassarà. Fu arrestato. Lo scagionarono grazie all’intervento della vedova Cassarà e di altri colleghi: testimoniarono che si era infiltrato nelle cosche su ordine dello stesso Cassarà. La mafia prese nota. Lo uccisero tre anni dopo, il 14 gennaio del 1988 mentre era nel negozio della moglie, “Il mondo dei balocchi”. Anni dopo gli fu conferita postuma la qualifica di assistente capo.

Per quelle morti si sono presi ergastoli i principali boss mafiosi, da Brusca a Provenzano a Riina.

Ma in quell’estate cupa e torrida avvenne anche altro. Dopo la morte di Montana la polizia ascoltò 200 persone, fermò possibili fiancheggiatori del commando. Tra loro Salvatore Marino, figlio di pescatori. Era un gran giocatore di calcio Marino, bravo davvero. Faceva il mediano nella pro Bagheria. A casa sua trovarono soldi, 25 milioni. Lui disse che venivano dalla sua attività di calciatore, i dirigenti della Pro Bagheria smentirono. Lo misero in carcere: la prima notte che era lì gli uomini di Montana lo andarono a prendere, lo portarono in Questura. Lo riempirono di botte, lo torturano. Gli dissero: «Ti piace il mare?» e gli versarono in gola litri di acqua salata attraverso un tubo. Alla mattina Salvatore Marino era morto. I poliziotti presi dal panico affidarono il corpo a una volante che lo portò in ospedale dicendo che l’avevano trovato sulla spiaggia. Per molte ore si pensò che si trattasse di un immigrato morto durante un sbarco.

Stefano Nazzi

Stefano Nazzi fa il giornalista.