Pubblicità regresso

di Emanuele Nenna – @emanuelenenna

Questa è una pagina pubblicitaria, pubblicata in questi giorni su un quotidiano nazionale. Ha fatto discutere, io ne ho sentito parlare a Radio24, per esempio. Ha attirato l’attenzione. E naturalmente non per il suo valore creativo (c’è perfino l’accento sbagliato sul “perché”!).

Qualcuno può pensare che si tratti di una buona idea dell’azienda, un ottimo modo per farsi notare. E tecnicamente è vero. Un solo annuncio stampa, un costo contenuto, e tanta gente che ne parla. In nessun altro modo, probabilmente, persone come me avrebbero saputo dell’esistenza di un’azienda di Ferrara che produce le centraline (alimentate con energia solare) con cui si ricaricano, ad esempio, le auto elettriche. Ma ammesso che per la Giulio Barbieri valga qualcosa la mia attenzione (non sono certo un potenziale cliente), il fatto su cui riflettere è un altro. È l’esasperazione delle aziende, degli imprenditori e quindi di tutto il mercato ciò che questa pagina pubblicitaria racconta.

Se il motivo che spinge a fare pubblicità è questo, come possiamo immaginare che l’industria dell’advertising torni a crescere? Come si può ragionare su temi come qualità creativa, etica della pubblicità, linguaggi e progresso? Senza contare che le agenzie di pubblicità, loro stesse, sono aziende. Con troppe tasse, poco credito, personale in esubero, margini ridotti, eccetera eccetera.

Può la pubblicità, in un momento così difficile per tutti, tornare ad avere un senso, a creare valore reale? Può provarci, di certo, tornando a fare il suo mestiere: quello di aiutare le imprese a creare valore duraturo, a vendere meglio i loro prodotti, a far tornare i conti. Senza sprechi, senza imbrogli. La pubblicità, fatta bene, può e deve generare ritorni per chi investe, e allora ritrovare la sua dignità e il suo valore, anche economico. Nel piccolo tutti possono fare qualcosa, senza illudersi di cambiare il mondo ma senza nemmeno restare a piangersi addosso. E sarebbe ora che tutti lo facessero, qualcosa. Almeno nel loro piccolo.

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