Quella volta che l’America ci cascò

di Emanuele Nenna

Sfidare l’esercito degli Stati Uniti per farsi pubblicità. Succede anche questo.
L’Air Force One dovrebbe essere il più sicuro aereo del mondo. E se un graffittaro riuscisse nottetempo a varcare i controlli militari per mettere la sua firma-spray su uno dei reattori? Ne parlerebbero tutti i TG e i giornali del mondo, per non parlare di internet. E così è stato.

Anche se era tutto finto, semplicemente una (buona) trovata pubblicitaria. Un video “fake” (così si chiamano in gergo pubblicitario le “bufale”), realizzato da una delle più brillanti agenzie di advertising del mondo (Droga5) ha costretto il Pentagono a ben tre smentite, ed ha attirato l’attenzione di milioni e milioni di persone su una campagna di comunicazione per una marca d’abbigliamento “street”.

Non è un caso particolarmente recente ma, in un momento in cui non facciamo che leggere che tutti imbrogliano tutti, può strappare un sorriso l’idea di un imbroglio così clamoroso che non ha fatto nessuna vittima. Se non qualche (illustre) giornalista credulone.

P.s. Per gli appassionati della materia, qui si può vedere la case history raccontata dall’agenzia di pubblicità che l’ha ideata:

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