Giochetti con l’indice

Ho degli amici fantastici che mi aiutano costantemente a capire meglio il mondo professionale in cui lavoro, come dei veri e propri colleghi. Uno di loro mi ha inviato questo articolo di Milano Finanza che ho trovato interessante.

L’articolo inizia col sottolineare come la proliferazione di nuovi indici stia riducendo i costi degli ETF in genere, fatto chiaramente lodevole in quanto aumenta ulteriormente i vantaggi per gli investitori. L’occasione è la nascita della nuova linea di ETF lanciata da Amundi con costi molto vicini allo 0 (per esempio, 0,05% per l’Amundi Prime Global, azionario globale che investe su imprese di grande e media capitalizzazione; l’alternativa, dice sempre l’articolo, costerebbe 0,50%, quindi 0,45% in più).

Una peculiarità dell’indice Solactive (casa tedesca basata a Francoforte; il nome già dovrebbe innervosirvi) sul quale il nuovo ETF dell’Amundi si basa è “l’approccio etico” implicito nella sua costruzione che “esclude … le azioni di società coinvolte nella produzione e vendita di armi controverse.” (Domanda da ignorante: eticamente, quali sono le armi non-controverse?)

Passando ai rendimenti, l’articolo ci dice che una comparazione diretta tra l’indice azionario globale Solactive e il suo più noto confratello MSCI World risulta in una differenza di rendimento annuale dello 0,60% a favore di quest’ultimo (dati da maggio 2006). Per l’autore questo differenziale è sufficientemente piccolo da concludere che l’indice Solactive ha quindi “leggermente sottoperformato”. Per giudicare quanto “leggermente”, tenete presente che aggiungere 0.60% l’anno su un deposito di 100.000 che oggi rende 0% significa avere 600 euro in più dopo un anno, 6.165 euro dopo dieci anni, e 12.709 euro dopo venti anni.

Continuando a spulciare, vediamo cosa ci avrebbe reso il nuovo ETF azionario globale di Amundi. Usando l’indice MSCI World (“MSCIW”) come punto di partenza e i dati sui costi e sulle performance appena esaminati, il nuovo ETF avrebbe reso negli ultimi 13 anni:

[a] MSCIW – Sottoperformance – Costo = MSCIW – 0.60% – 0,05% = MSCIW – 0,65%

Un ETF sull’indice MSCIW che l’articolo ci dice costa 0,50% avrebbe reso:

[b] MSCIW – Sottoperformance – Costo = MSCIW – 0,00% – 0,50% = MSCIW – 0,50%

Da cui si deduce che la soluzione passiva che costa di più ha anche reso di più ([b] – [a] = +0,15%). Ma la differenza non è solo dello 0,15%. Proprio l’Amundi ha nel suo repertorio un ETF sull’MSCIW che costa 0,38%, e l’equivalente di Lyxor costa 0,45%. (Ma da dove l’avranno preso quel 0,50% di cui si parla nell’articolo?) Il vantaggio dell’ETF tradizionale sale quindi a +0,27% (= 0,15% + [0,50% – 0,38%]). Considerando il deposito da 100.000 euro di prima, questo vantaggio si traduce in 270 euro in più dopo un anno, 2.733 euro dopo dieci anni, e 5.541 euro dopo venti anni.

Peccato che un articolo intenzionato ad istruire ci lasci poi con i soliti dilemmi: una tendenza innata della stampa finanziaria italiana a favorire, quasi pubblicitariamente, il soggetto dell’articolo (in questo caso Amundi). O forse i giornalisti hanno terrore delle leggi stringenti sulla diffamazione?

Devo cominciare a essere più cauto.

Roberto Plaja, 23 aprile 2019

Il post originale lo trovate qui.