Ammettere gli errori è un dovere

Lo so; è una vecchia storia e ne ho anche già parlato più volte. Ma nel mio campo è un soggetto molto importante, delicato e in un certo senso affascinante.

Roberto Frigo ha recentemente scritto estensivamente e con fervore dei problemi che hanno inesorabilmente ridotto il nostro sistema bancario alle condizioni di oggi (vedi, fra i tanti nel suo blog, qui e qui). All’ingiuria reale si accumulano gli insulti propinati dalla spudoratezza e arroganza di tutti gli attori principali.

Che nel mondo ci siano persone “maleducate” lo sappiamo tutti; la questione è cosa farne e come. A un livello individuale, un modo tutto sommato incruento sarebbe quello di tagliare ogni legame con gli individui che hanno infranto la nostra fiducia e relegarli nell’oscurità dei ricordi meno piacevoli. Ma la cosa non sembra essere così semplice.

Qualche esempio per dare un’idea. Un consulente di private banking in un’istituzione internazionale faceva pagare commissioni d’entrata e d’uscita per fondi attivi a un cliente di circa cento milioni di euro; nonostante l’abbia saputo dopo il fatto, il cliente è ancora lì. Un altro consulente mise il 5 per cento di un portafoglio in una nuova emissione inidonea per il profilo di rischio; il consulente incassò la commissione del piazzamento, l’emittente quasi fallì e l’obbligazione perse fino al 60 per cento, ma il cliente è rimasto dove stava e anzi considera amico il consulente. A livello istituzionale, ho assistito a svariate presentazioni di certi prodotti strutturati dove venivano usati grafici sbagliati e fuorvianti per spiegarne la potenziale redditività; ho esaminato fondi con delle performance fees calcolate in modi assurdi; ho sentito di altri fondi con dei costi poco visibili (articolo de lavoce.info; grazie a un lettore fedele per la segnalazione). Pochissimi fra gli investitori si son mai fatti obiezioni; altri, anche dopo aver capito meglio, hanno deciso di restare con la stessa casa d’investimenti.

Dunque sappiamo di essere (stati) presi per i fondelli in mille modi eppure, tutto sommato, ci sta bene così. Vero, lamentarsi delle banche e dei loro consulenti è diventato un passatempo anche negli asili, tuttavia continuiamo a far nulla per dare uno scossone alla realtà. Tra l’insicurezza riguardo alla materia (finanze), la confusione sui prodotti e il normale impatto del caso sulle vicissitudini dei mercati, molti investitori preferiscono tenersi vicino il male conosciuto. Forse rimaniamo stregati dalle immagini pubblicitarie per servizi finanziari, piene di attori belli in pose dinamiche e con abiti impeccabili o visibilmente “cool.” Immagini che ci fanno sentir meglio e ci spingono a pensar indiscriminatamente bene dei servizi offerti. O forse siamo tutti un po’ masochisti (come questo tipo).

Ritorno a un mio vecchio tema: se non sappiamo che fare con i soldi, ci sono alternative a quella di regalarli liberamente a chi si è palesemente beffato della nostra fiducia. Bisogna fare la propria parte e mettere fine a comportamenti inaccettabili sia prendendo le distanze da chi li pratica sia, in certi casi, ricorrendo ai mezzi legali. Solo così eviteremo di farci del male e, soprattutto, eviteremo di mettere a repentaglio la salute finanziaria di tanti altri investitori che altrimenti continuerebbero a rimanere nel buio più assoluto.