Agenda digitale, poltrone & parole

Siamo il paese dell’innovazione a parole. Prendete l’Agenda digitale. È un grande obiettivo europeo ed è lo strumento attraverso il quale un paese diventa digitale ed entra nel futuro. Migliora i servizi, crea posti di lavoro, rilancia l’economia. Il governo Monti nel novembre 2011 annunciò subito che era “una priorità”. Alla fine di gennaio del 2012 venne formata “cabina di regia” con sei ministri incaricati di riempirla di contenuti. Avrebbe dovuto essere pronta per giugno, la scadenza venne bucata ma in compenso venne annunciato che sulle ceneri di tre dipartimenti diversamente inutili il governo istituiva una Agenzia Digitale che avrebbe avuto i mezzi per realizzare gli obiettivi indicati dalla cabina.
L’estate è trascorsa aspettando di sapere il nome del direttore generale dell’Agenzia. Alla fine di ottobre del 2012 è stato nominato Agostino Ragosa, già alto dirigente delle Poste, prossimo alla pensione e con tanta esperienza alle spalle. Ragosa in realtà è stato nominato “commissario” in attesa di diventare “direttore generale” quando lo statuto della nuova agenzia fosse stato approvato. Di lì a poco alcune delle indicazioni della cabina di regia sono state recepite da uno dei provvedimenti del governo per la crescita: tutte cose che senza decreti attuativi hanno poco senso ma meglio di nulla. A febbraio uno degli ultimi atti del governo Monti è stata la nomina di Ragosa, firmata dai ministri Passera e Profumo, quale “digital champion”, una figura chiesta dal commissario europeo Neelie Kroes per evangelizzare i cittadini sulla importanza di Internet.
È l’uomo giusto l’ottimo Ragosa per fare l’evangelist? Non c’è stato il tempo per dirselo perché quando sembrava che finalmente si potesse iniziare a lavorare ieri mattina il premier Enrico Letta ha nominato Francesco Caio “Mister Agenda Digitale”. Conosco piuttosto bene Caio: è un manager preparato e competente, sa di cosa parliamo insomma quando si parla di reti a banda larga (meno sul resto). Ma è amministratore delegato di un grande gruppo industriale come Avio, e quel posto giustamente lo tiene ben stretto anche perché l’incarico di Letta è gratuito e volontario. Praticamente una cosa da fare nel tempo libero. Ma l’Agenda Digitale non può essere un hobby. Ecco perché accanto a Caio è stato nominato un piccolo think tank che lo aiuterà: è composto da tre persone di indubbio valore come l’economista Francesco Sacco e il giornalista Luca De Biase oltre alla promotrice di veDrò, la conferenza dei “lettiani”, Benedetta Rizzo. Ma siamo sicuri che dopo tanto parlare ci fosse bisogno di altri thinkers, pensatori cioé, per l’Agenda digitale e non di makers, persone che fanno? In ogni caso auguri al mister e anche al champion e anche ai thinkers.
Sarà pure una priorità questa Agenda, ma per adesso ha creato solo poltrone e parole.