Il business del Piano carceri

Ci risiamo. La festa della Polizia penitenziaria, che si è tenuta oggi a Roma, è stata l’ennesima occasione per rilanciare il famigerato Piano carceri. Tradotto: centinaia di milioni di euro buttati. Uno spot e una torta da spartire.

Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e Commissario straordinario per il piano carceri, ha solennemente affermato: “Le difficoltà del sistema penitenziario non possono certo dirsi superate, ma abbiamo delineato e avviato il progetto per superare l’emergenza e ragionare in termini di stabilizzazione del sistema”. Ah si? Che bella notizia! Peccato poi che Ionta ha spiegato che per “stabilizzazione del sistema” intendeva il Piano carceri. Ovvero “la realizzazione di 11 nuovi istituti penitenziari e di 20 padiglioni in carceri già esistenti, per garantire 9.510 nuovi posti”. Costo? Solo 600 milioni di euro. Una vera occasione. Una torta da spartire appunto. La ghiotta torta della costruzioni.

Una sparizione che è anche inutile a risolvere il gravissimo problema delle sovraffollate carceri italiane. Basti pensare allo scopo del “Piano carceri”. La realizzazione di 9.510 posti in più. Uno scopo che non riuscirebbe a soddisfare neanche il fabbisogno odierno delle nostre carceri. Carceri dove infatti vivono più di 67 mila detenuti, a fronte di soli 43 mila posti. Cosa risolvono 9.500 posti in più? Nulla appunto. Ma non solo. Da un’inchiesta fatta da Radiocarcere su Radio Radicale si è scoperto un fatto davvero curioso. Alcuni di questi nuovi padiglioni sono stati già realizzati, ma sono vuoti e inutilizzati a causa della mancanza di personale. Ne abbiamo contati circa 2.000 di posti detentivi nuovi ed inutilizzati.

Qualche esempio: il nuovo padiglione del carcere di Cuneo, che potrebbe contenere 400 detenuti, vuoto. Il nuovo padiglione costruito nel carcere di Velletri, che potrebbe contenere 200 detenuti, vuoto. Il nuovo carcere di Rieti, semivuoto. Il nuovo padiglione costruito nel carcere di Nuoro, vuoto. Il nuovo padiglione costruito nel carcere di Avellino, che potrebbe contenere 230, vuoto. Il nuovo carcere di Gela, di 90 posti, il nuovo reparto di Enna, per 150 detenuti e il nuovo reparto dell’Opg di Barcellona Pozzo di Gotto. Vuoti. Questi solo alcuni esempi. Totale nazionale: più di 2.000 posti detentivi nuovi, ma vuoti e inutilizzati. Quanti soldi pubblici sono stati spesi, o meglio, buttati? È un mistero.

Chiaro invece il fenomeno. Costruiscono, spendono soldi pubblici, ma poi lasciano vuote le nuove strutture. Sono pazzi? No. Sono interessati alla torta da spartire. Soldi. Soldi. Soldi. La verità è che per risolvere la vergognosa situazione penitenziaria occorre ripensare l’intero sistema con un approccio innovativo. Altro che piano carceri! E occorre farlo in modo disinteressato. Vendere le ottocentesche galere, che sono tante e hanno un grande valore sul mercato immobiliare, per realizzare nuove e diverse strutture a seconda della loro finalità e della tipologia del condannato. Allo stesso tempo, riscrivere il sistema delle pene, come più volte invocato dal presidente Napolitano, al fine di introdurre sanzioni differenti dal carcere, magari eseguibili in primo grado. Ma c’è un problema. Anzi due. Sono riforme che costano meno, farebbero buttare meno soldi pubblici, e ci guadagnerebbe solo il bene comune. E questo evidentemente è un problema.