Letture per apprendisti

Si è chiuso l’anno scolastico e come ogni anno ho incontrato gli studenti di molte scuole in varie città.
Nei corsi per fotografi, aspiranti photo editor, curatori, web designer e ogni sorta di nuova professione chiamata nella sua radice inevitabilmente “visual”, ho visto giovani pieni di passione e di dubbi.
Molto attenti al futuro e per niente al recente passato.
A chi si avvicina alla fotografia, consiglio di leggere questi due libri.

Partiamo dal primo, uscito da un paio di mesi e scritto dalla Signora della fotografia italiana, Grazia Neri: La mia fotografia (ed. Feltrinelli) è un’autentica dichiarazione d’amore.
Per chi non lo sapesse, o per chi è troppo giovane per aver vissuto la stagione dei giornali di carta, Grazia Neri è la donna che ha portato la fotografia editoriale in Italia.

Scritto in prima persona, semplice e diretto, a tratti ingenuo, il libro è un’autobiografia, un piccolo romanzo storico e un piccolo saggio.
È la vita di una donna, imprenditrice di successo che, negli anni ’60, con molto coraggio e una sana improvvisazione, ha creato l’omonima agenzia, dirigendola per quasi quarant’anni fino alla sua chiusura nel 2009.
L’ha fatto, come spesso accade nelle imprese di donne, con una buona dose di passione, con vivaci intuizioni e intensa emotività, forte di una straordinaria capacità di tessere relazioni e di umanizzare anche il rapporto più professionale.
Per più di quattrocento pagine, l’autrice ambienta nella sua Milano la storia dell’editoria degli ultimi trent’anni: aneddoti, persone, giornalisti e fotografi, eventi che hanno cambiato il mondo, visti sempre attraverso le fotografie che Grazia Neri cerca nel mondo, sceglie e propone alle riviste. È un universo narrato attraverso le immagini quello che leggiamo scorrendo le pagine del libro. Molte di queste sono diventate icone familiari, altre che abbiamo dimenticato, viene voglia di andarle a rivedere.

grazia neri

Marilyn Monroe fotografata da Douglas Kirkland nel 1961. Forse Grazia esagera un po’ nel definirlo il ritrattista più popolare del mondo. Certo è che quest’immagine è diventata un’icona del secolo.
© Courtesy Douglas Kirkland
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Con leggerezza, senza mai prendersi troppo sul serio e senza mai far diventare la fotografia un linguaggio per pochi, racconta di fotografi mitici, di incontri curiosi spesso forieri di grandi collaborazioni. Con uguale candore mostra se stessa in una serie di immagini: un album di ricordi, testimonianza di una vita che è sintesi di professione e passione.
C’è la storia di Grazia Neri ma anche quella della fotografia e dell’Italia di questi ultimi decenni; non cade nella trappola di dare una lezione perché la Signora della fotografia non sale mai in cattedra, non teorizza, non pontifica; semmai, tra le righe, si possono trovare consigli e piccole strategie di grandi successi.
Anche io, come Grazia, non so dire se la fotografia mi piaccia più delle parole, so che con lei condivido il piacere di guardare e conoscere attraverso le immagini perché nella loro estrema sintesi, di un evento o nel dettaglio di un luogo, ci emozionano.
La nostra fotografia non è più quella di cui parla Grazia: navighiamo nella rete con gli occhi intrisi di pixel, rapidissimi, stabiliamo connessioni che raramente diventano relazioni.
Eppure la sua e la nostra fotografia hanno in comune l’essere entrambe figlie della passione.

grazia neri

È tra le tante immagini mostrate e raccontate da Grazia Neri nella sua autobiografia.
Preghiera per la pace in Afghanistan 2001. L’immagine più celebre di Alexandra Boulat, una delle poche donne reporter tragicamente e prematuramente scomparsa nel 2007.
© Alexandra Boulat/Courtesy Annie Boulat (L’immagine si ingrandisce con un clic)

L’altro libro di cui v’invito alla lettura è Get the picture, di John G. Morris (ed. Contrasto). Uscito una prima volta in italiano per “Le Vespe” nel 2000 con il romantico titolo “Sguardi sul ‘900”, questo prezioso romanzo ci fa attraversare il secolo scorso in compagnia di amici e grandi maestri: Bob Capa, HCB e Chim Seymour, solo per citarne alcuni.
Osserviamo il mondo intero, sempre visto attraverso o con la fotografia perché il Sig. Morris, nelle sue molte vite, è stato photo editor di Life, del New York Times, direttore della Magnum Photos e molto altro.

morris

«Questo giovane tedesco faceva parte di un gruppo di prigionieri che solo un’ora prima, durante l’assedio di Saint-Malo, aveva aperto il fuoco contro di noi (mancandomi di poco). Quando scattai questa immagine riuscii solo a pensare: povero ragazzo!»
© John G. Morris
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magnum
Questi timbri, con alcuni dei nomi più famosi della fotografia mondiale, testimoniano l’importanza di Magnum Photos, che nel 2007 ha celebrato il suo sessantesimo anniversario.
© Alex Webb/Magnum Photos/Contrasto.
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Perché leggere questi libri ?
Per sapere da dove veniamo e per conoscere, attraverso le storie delle fotografie, la storia del nostro tempo e le sue infinite contraddizioni.
E inoltre perché, nell’attuale dibattito sulla manipolazione e sulla fotografia di pixel, avvicinarsi a quella analogica può farci utilizzare meglio quella digitale, trattandola come merita: come un semplice supporto che non ci deve far fare scelte interpretative semplicistiche.
E poi perché – per tutti quelli che mi chiedono come fare questo mestiere – entrambi sono un vademecum straordinario e attualissimo.
Obietterete che l’editoria di oggi non è quella degli anni ruggenti di Grazia Neri: gli editori chiudono invece di progettare nuovi giornali, le agenzie fotografiche si sono dissolte o sono state mangiate da multimiliardari appassionati di stock images.
Ma curiosità, coraggio, intuizione e conoscenza sono lezioni senza tempo.
Per chi saprà farne tesoro, saranno preziosi nel futuro certo della fotografia: quella buona, che emoziona e racconta, impressa nei pixel o sulla pellicola. Poco importa.