Sempre da lontano

Poi stamattina, alle 7, sull’autobus, ci pioveva dentro, e io mi son ricordato il filobus numero 10, a San Pietroburgo, che ho preso una volta, nel ’95, se non mi sbaglio, sulla prospettiva Grande dell’Isola Vasilevskij, che pioveva e sono entrato sul filobus, era pieno, dappertutto, tranne un tondo di un metro di diametro che era vuoto perché in alto, sul soffitto, c’era un buco. Allora cosa avevano fatto, i russi? Avevano fatto buco anche sotto, sul pavimento. E l’acqua passava, e il filobus andava, e questa, per me, era la Russia, e a me sembrava bellissima, e l’autobus numero 20, stamattina, da Casalecchio di Reno a Funivia, uguale, più o meno, con le gente che avevan delle facce così tristi che sembrava dicessero, tutti, «Anche da lontano, si vede, anche da lontano, si vede, anche da lontano, si vede, che non mi vuoi più bene», e poi sono sceso dall’autobus sono entrato in un bar, a prender la colazione per Togliatti e per la Battaglia, e un cliente, leggeva il giornale, ha detto, a alta voce, «Destro adesso è un problema», e il barista ha detto «Io, il mio problema, è svegliarmi alla mattina presto».

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