Monday Night Football

Due giorni dopo. Il lunedì, non il sabato. Su quello che loro chiamano “gridiron”, il campo da football, invece che sulla “dance floor”, la pista da ballo. L’eroe ha un casco e la divisa della propria squadra, non (purtroppo) meravigliose camicie col collo a punta. Quel che è certo, però, è che il mito del “Monday Night” è tanto americano quanto quello del “Saturday Night” (e di una stagione, dallo Studio 54 in giù, che ha segnato un’epoca) interpretato dal giovane Travolta.

Erano, in un caso e nell’altro, i favolosi Seventies, se è vero che proprio il 21 settembre 1970 la ABC iniziò la trasmissione dei suoi “Monday Night Football”, una serie di partite NFL destinate a diventare un appuntamento irrinunciabile per ogni tifoso americano (e non solo). Per 36 anni sugli schermi di ABC (prima di passare su ESPN), il Monday Night Football vanta la maggior longevità di uno show televisivo di prima serata nella storia della televisione USA dietro solo a “60 Minutes”, il programma di approfondimento giornalistico della CBS. Di partite di football trasmesse il lunedì sera in TV ce n’erano già state, se è per quello, ma il New York Jets-Cleveland Browns del 21 settembre 1970 segnò l’inizio di una lunga storia d’amore.

Tre lettere (MNF) che si sono andate a intersecare spesso e volentieri con la storia di altre tre lettere (USA). Ricordate il Sean Penn di “Milk”? Harvey Milk, quello vero, venne ucciso il 27 novembre 1978 e quella sera le telecamere del MNF si accesero proprio nella sua città, San Francisco, ancora scossa dagli eventi ma pronta a tifare per i propri 49ers contro i Pittsburgh Steelers. Due anni dopo, l’8 dicembre 1980 passò alla storia per il proiettile che tolse la vita a John Lennon fuori dal Dakota, nel West Side di New York. A dare la tragica notizia (“An unspeakable tragedy…”) fu Howard Cosell, voce di punta del MNF, a cui la notizia giunse durante il live di New England Patriots-Miami Dolphins. Tragedie che hanno segnato un Paese, ma tragedie anche personali, come quella che il 21 dicembre 2003 colpì il leggendario quarterback dei Green Bay Packers Brett Favre. La morte del padre arrivò solo 24 ore prima dell’impegno del lunedì sera contro gli Oakland Raiders: Favre si rifiutò di lasciare la sua “altra” famiglia (“Mio padre mi avrebbe voluto in campo”, disse) e lanciò per 4 touchdown nel solo primo tempo, chiudendo con 399 yard in una roboante vittoria dei suoi, 41-7.

Questa storica partita (11 luglio 2011), così come il primo Monday Night Football della storia tra Jets e Browns (ieri sera, 4 luglio 2011), sono il cuore della programmazione che ESPN America (canale SKY 214, ore 20) propone quest’estate a tutti i tifosi di football, in astinenza-partite dall’ultimo Superbowl e preoccupati pure loro (come quelli NBA) dal lockout, giunto ormai ben oltre il centesimo giorno. Una bella occasione – da oggi a inizio settembre – per rendere speciali i “monday night” italiani e, se si vuole, per dare un occhio da vicino a un pezzo di storia della TV. Come recita la sigla di ogni MNF: “Are you ready for some football?”

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