Domande “impossibili”?

non è ben chiaro che cosa effettivamente manchi…

Ieri su Twitter è apparso questo post del professor Marco Cantamessa. Non so esattamente da dove è stato preso il ritaglio, visto che non sono riuscito a trovare il testo in rete: immagino sulla Stampa. Ad ogni modo, nei soliti ricorsi contro i test preselettivi di cultura generale di un concorso torinese a dirigente comunale pare che ci fosse una domanda “che non dava tutti gli elementi necessari per formulare una risposta giusta”:

Un contadino alleva mucche e galline. Se possiede 60 capi che hanno complessivamente 172 zampe, quante sono rispettivamente le mucche e le galline?

Nei test – che ricordo essere di cultura generale – c’erano poi anche altre domande “troppo difficili, o strane, anziché di diritto amministrativo”. Un esempio? «Per sollevare un masso dal peso di 250 kg si utilizza una leva costituita da un’asta metallica rigida della lunghezza di 6 m e si posiziona il fulcro a 400 cm dal masso. Quale forza sarà necessaria per sollevare il masso?». Cose che si studiano alle medie: l’unico mio appunto è che con quei dati il masso non lo sollevi, ma in questi test notoriamente la realtà fisica non conta.

Come ho commentato, per risolvere questo problema – rectius: per trovare quale delle tre risposte possibili era quella corretta – non è che serva risolvere un sistema di equazioni di primo grado, ma basta avere studiato un po’ di letteratura contemporanea (sempre per quanto riguarda la cultura generale, intendo). È vero che il poeta Elio Pagliarani scrisse dei coniglipolli, ma la tecnica risolutiva non cambia. Qui ci sono 30 muccalline (animali mitologici con due teste e sei zampe) che hanno in tutto 180 zampe; ma per arrivare a 172 bisogna togliere quattro mucche sgallinate (zero teste e due zampe). Ergo, ci sono 26 mucche e 34 galline. I malfidenti notino che i conti in questione si possono tranquillamente fare a mente, se si conoscono le tabelline.

Non ho citato l’autore di La merce esclusa per farmi bello. Quello che voglio rimarcare è che sessant’anni fa non era poi così strano che un poeta, laureato in scienze politiche, potesse saperne abbastanza di matematica per comporre un testo, mentre ora un ipotetico futuro dirigente comunale (e il sindacalista che è stato intervistato, e il giornalista che ha fatto l’intervista) ritengono che avere nozioni a livello della scuola media sia disdicevole. O forse tutti costoro stanno cercando di dirci “Come facciamo a sapere quante zampe hanno mucche e galline? Se non lo sappiamo non possiamo risolvere il problema!” Altro che cultura generale…