Non solo Fields

Mercoledì sono state assegnate le Fields Medals, il maggiore riconoscimento che può essere dato a un matematico (che non abbia superato i 40 anni). Avrete probabilmente sentito che per la prima volta uno dei premi è andato a una donna, l’iraniana Maryam Mirzakhani; speriamo che in futuro non ci tocchi più rallegrarci di notizie come questa, perché il sesso dei vincitori diventerà una variabile statisticamente irrilevante.

Ad ogni modo non vi parlo delle medaglie Fields e di cosa fanno, perché mi ci vorrebbe troppo tempo per capirci qualcosa. I curiosi possono leggere il resoconto di Stefano Pisani su Wired, o se vogliono andare più in profondità possono dare un’occhiata agli articoli in inglese di Plus Magazine su ciascuno dei vincitori: in ordine alfabetico, Artur Avila, Manjul Bhargava, Martin Hairer e appunto Maryam Mirzakhani. Ma al Congresso Internazionale dei Matematici non vengono assegnate solo le medaglie Fields, come potete vedere nella pagina dell’IMU!

Vengono infatti consegnati anche il Premio Nevanlinna, assegnato a partire dal 1982 a persone che hanno dato rilevanti contributi agli aspetti matematici della scienza dell’informazione; il Premio Gauss, in collaborazione con la società matematica tedesca e assegnato dal 2006 a chi ha dato notevoli contributi matematici che hanno trovato significative applicazioni al di là della matematica; e la Chern Medal, assegnata dal 2010 e che in un certo senso è un premio alla carriera. Quest’anno il premio Nevanlinna è stato assegnato a Subhash Khot, il premio Gauss a Stanley Osher e la medaglia Chern a Phillip Griffiths. Ma esiste anche un altro premio: il Leelavati Award, ideato quattro anni fa in India e pensato come un premio una tantum, ma che è stato così apprezzato da essere diventato anch’esso ufficiale. Il premio è assegnato a chi ha contributo in maniera eccezionale alla divulgazione della matematica presso il grande pubblico; ho perso un po’ di tempo per capire che “Leelavati” è il modo in cui gli anglofoni scrivono “Lilavati”, cioè il nome di uno dei più grandi classici della letteratura indiana; un libro di matematica scritto da Bhāskara II per la sua figlia Lilavati.

Quattro anni fa il premio era stato assegnato a Simon Singh, di cui probabilmente avete sentito parlare: quest’anno il vincitore è Adrián Paenza, che forse vi dirà qualcosa in meno (avevo recensito la versione italiana di Non si può dividere per zero! sull’altro mio blog, per la cronaca. Quello che non sapevo è che Paenza, nella sua seconda vita professionale come giornalista scientifico, ha fatto davvero di tutto: non solo una rubrica settimanale sul quotidiano nazionale argentino “Página 12” ma anche due trasmissioni televisive, “Científicos Industria Argentina” con interviste a matematici e scienziati in genere, e “Alterados por Pi” pensata proprio per diffondere il verbo matematico e condotta dal vivo con un pubblico di studenti.

Beh, avrete forse capito che in questo periodo ho il dente abbastanza avvelenato, però mi sarebbe piaciuto che non si fosse solo parlato delle medaglie Fields ma anche di questo premio: non per altro, ma batti e ribatti chissà che anche da noi si possa avere divulgatori come lui…