Citazioni da _The Joy of x_ [Pillole]

Ho letto The Joy of X, di Steven Strogatz, e mi è piaciuto molto (una recensione la trovate sul mio blog personale). Mi sono particolarmente piaciute alcune sue frasi: ho pensato di tradurle perché le possiate apprezzare anche voi. Eccovi la matematica dozzina!

[1] Ogni decennio o giù di lì arriva un nuovo approccio per insegnare la matematica e creare nuove opportunità ai genitori per sentirsi inadeguati. (capitolo 4)

[2] Ci vuole un po’ di pratica per parlare correttamente il linguaggio algebrico, perché è pieno di “falsi amici”: una coppia di parole, ciascuna nella propria lingua (in questo caso la nostra e l’algebra, appuunto) che hanno un suono simile e sembrano indicare la stessa cosa, mentre invece significano qualcosa di tragicamente diverso. (capitolo 7)

[3] Un matematico ha bisogno delle funzioni per la stessa ragione per cui un costruttore ha bisogno di martelli e trapani. Con gli strumenti si possono trasformare le cose; lo stesso con le funzioni. (capitolo 11)

[4] Dovunque compaiano, dalla scala Richter per le magnitudo dei terremoti al pH per misurare l’acidità, i logaritmi sono dei fantastici compressori, ideali per prendere quantità i cui valori sono estremamente variabili e strizzarli fino a che diventino più gestibili. (capitolo 11)

[5] Noi matematici abbiamo qualcosa in comune con i complottisti: quando notiamo una coincidenza siamo sospettosi, soprattutto se è utile. Non può essere un caso. Le cose accadono per un motivo. (capitolo 14)

[6] Alcuni numeri sono celebrità tali da avere un nome d’arte di una singola lettera, qualcosa che nemmeno Madonna o Prince possono eguagliare (capitolo 19)

[7] Dite ciao a e. Soprannominata così per il suo ruolo di successo nella crescita esponenziale, e è ora lo Zelig della matematica superiore. Spunta ovunque, sbirciando dagli angoli del palco, e si burla di noi facendosi trovare nei luoghi meno adatti. Per esempio, a parte le conoscenze che ci dà sulle reazioni a catena e il boom demografico, e ha una parolina o due da dirci prima di decidere con quante persone dovremmo uscire prima di metter su famiglia. (capitolo 19)

[8] Quello che distingue l’analisi dal resto della matematica è la sua disponibilità ad affrontare – e imbrigliare – il terrificante potere dell’infinito. (capitolo 19)

[9] Quasi contro la sua volontà, la teoria dei numeri fornisce la base degli algoritmi crittografici usati milioni di volte al giorno per rendere sicure le transazioni con carta di credito su Internet, e codificare le comunicazioni top secret (capitolo 25)

[10] E che dire di 1? È un numero primo? No, non lo è; e quando saprete perché non lo è, inizierete a comprendere perché 1 è il numero più solo – una solitudine ancora maggiore di quella dei numeri primi. (capitolo 25)

[11] Il punto di vista ingenuo è che creiamo le nostre definizioni, le incidiamo nella roccia, e poi deduciamo tutti i teoremi che ne seguono. No, non è così. Sarebbe qualcosa di troppo passivo. Siamo noi a comandare, e possiamo modificare le definizioni a nostro piacere – soprattutto se un piccolo aggiustamento ci porta a un teorema più elegante. (capitolo 25)

[12] La matematica fa la spaccona con un’intimidante aria di certezza. Come un boss della mafia, si presenta decisa, netta e irremovibile. Ti fa un’offerta che non puoi rifiutare. Ma ogni tanto, in privato, la matematica è insicura. Dubbiosa. Si fa delle domande, e non è sempre certa di avere ragione… specialmente quando si tratta dell’infinito. L’infinito può tenere la matematica sveglia la notte, preoccupata, agitata, con una paura esistenziale: perché ci sono stati momenti nella storia della matematica in cui avere liberato l’infinito ha provocato un tale caos da rischiare di mandare a rotoli tutto l’edificio. E questo non sarebbe bello per gli affari. (capitolo 29)