La lista Immuni

Ho cercato, in questi mesi, di non scrivere nulla su Immuni. Certo mi è scappato qualche inevitabile tweet sarcastico qua e là ma per il resto, a parte un commento su Internazionale quando se ne cominciava a discutere, ho cercato di tenermene fuori il più possibile. Confermo quella che era la mia impressione allora: Immuni è un ottimo spaccato dell’Italia digitale, delle sue idiosincrasie, dei suoi tic ma soprattutto della sua rumorosa inconsistenza. Un luogo frizzante nel quale si discute moltissimo, di giorno e di notte, senza che ne discendano poi grandi conseguenze.

Fin dall’inizio – del tutto immotivatamente – la app di contact tracing statale ha scatenato vivissime polemiche: ho pensato che una lista delle categorie maggiormente attive in questa polemica fosse utile (a me) per riassumere i contorni della discussione generale.

I detrattori giuridici

I detrattori giuridici sono quelli con il codice in mano. Sono i depositari autonominati di concetti di alto valore come lo stato di diritto, le libertà individuali, i diritti dei cittadini, gli ammonimenti costituzionali. I detrattori giuridici di Immuni hanno avuto vita facile: i nostri codici sono pieni fino all’orlo di indicazioni su cosa non si debba fare e una pandemia inattesa sarà una prova molto efficace per rendersi conto di come la legge sappia uccidere i suoi cittadini esattamente come la sua assenza.

I detrattori giuridici sono quelli che prima avevano dubbi sulla commissione di esperti, poi sulla ministra, poi sui server in cui andavano conservati i dati, poi sulla privacy dei cittadini, poi sulla società informatica che ha prodotto la app, poi su Sogei, poi sul fatto che una segnalazione di Immuni non comunicata al datore di lavoro poteva teoricamente farci licenziare e via di questo passo aggiungendo ogni volta un tassello, una nuova criticità, un punto di domanda che sempre coinvolgeva le nostre libertà fondamentali. Guai a sottovalutarle, le nostre libertà, dimenticando nel frattempo che quelle stesse libertà sono molto più tutelate da Immuni che da qualsiasi vigente sistema di contact tracing analogico. Ai detrattori giuridici avrei voluto consigliare una momentanea sospensione dall’analisi dei commi per una visita (sono disposto ad accompagnarli) presso un centro di terapia intensiva di un ospedale, ma poi ho pensato che per loro come per molti altri la realtà è sopravvalutata.

I detrattori tecnologici

Confesso che i detrattori tecnologici sono i miei preferiti e più la detrazione tecnologica è elementare più li trovo convincenti. Anche per loro l’iter di questi mesi è stato lungo e denso di punti interrogativi importanti, messi in fila ogni volta uno dietro l’altro. Chi è stato scelto nella Commissione di esperti per Immuni (sottotesto: perché lui e non io)? Come mai è stata utilizzata questa tecnologia e non quella? Come mai il codice non è stato ancora rilasciato? Come mai ora che lo avete rilasciato lo avete fatto con questa licenza invece che con quella? Perché affidarsi a Google e Apple (sottotesto: lo sapete chi sono Google e Apple vero?) e via di questo passo, di tecnicismo didattico in tecnicismo didattico.

Esattamente come gli esperti giuridici quando gran parte dei dubbi sono un po’ alla volta faticosamente stati superati (per merito loro ovviamente) i detrattori tecnologici si sono appellati al fatto che se dopo la segnalazione di Immuni i tamponi non vengono fatti in tempi brevi Immuni non serve. Come se questa critica (una delle poche critiche fondate di tutta questa discussione) dipendesse da Immuni. In ogni caso – come dicevo – di tutti i detrattori tecnologici i miei preferiti sono quelli che scrivono in maiuscolo lampeggiante su Facebook: ho un Nokia E95 del 2007 col quale mi trovo benissimo ma Immuni non ci gira. Non potevate pensarci? È una vergogna! Ai possessori di telefoni non abbastanza recenti, agli esperti di sicurezza informatica e a tutti quelli che “la tecnologia è una trappola” avrei suggerito una visita (sono disposto ad accompagnarli) presso un reparto di terapia intensiva di un ospedale, ma poi ho pensato che per loro, come per molti altri, la realtà è sopravvalutata.

I detrattori complottisti

I detrattori complottisti sono quelli che sostengono – inoppugnabili prove alla mano – che Immuni è una scusa per raccogliere informazioni su di noi. Il coronavirus è insomma una cavallo di Troia che i poteri forti utilizzano per controllarci. Immuni traccia i nostri spostamenti e li trasmette ai padroni del mondo (scegliete voi quelli che preferite, la lista è lunghissima, Bill Gates in ogni caso c’è quasi sempre). Uno di questi complottisti è un esperto belga che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha scelto come suo consulente, il quale qualche mese fa, in piena pandemia, ha twittato che il virus prediligeva le zone coperte dal 5G. Non si è avuta notizia di un suo allontanamento coatto da Palazzo Chigi e questo, secondo me, significa qualcosa: non credete?

I detrattori semantici

Immuni è un nome bruttissimo. Come avete potuto scegliere un nome tanto brutto per una questione tanto seria?

I detrattori politici

Matteo Salvini.

Da quando Immuni è stata rilasciata sono state pubblicate molte interessanti testimonianze di chi, una volta ricevuta la fatidica notifica di un avvenuto contatto a rischio da parte della app, ha scelto (si può scegliere, Immuni di per sé non ci obbliga a fare nulla) di fare la propria parte. Del resto è forse qui il punto: fare la propria parte, subendone le eventuali conseguenza, in nome di un sentimento imperfetto che potremmo chiamare solidarietà. Un sentimento, la solidarietà, molto passato di moda la cui vetustà, perfino in un’epoca dolorosa come quella attuale, è forse, chissà, una delle ragioni sotterranee, taciuta o magari alcune volte nemmeno sospettata, di tanti distinguo e di tante eccezioni.