Nei peggiori bar di Udine

Le reti mobili di ultima generazione, per qualche ragione misteriosa, sono diventate le nuove scie chimiche. Tutti ne parlano, molti sono preoccupati, altri minimizzano. Quasi nessuno è interessato a cosa siano e a come funzionino. Le discussioni al riguardo sono le classiche discussioni da bar. Dal bar giungono alle case dei cittadini. Dalle case dei cittadini arrivano inevitabilmente alla politica e da lì si trasformano in decisioni che riguardano la collettività.

Esattamente come in altri casi recenti, per esempio le ripetute campagne social contro i vaccini, i sostenitori di teorie completamente improbabili sbucano da ogni parete. L’esempio più eclatante degli ultimi mesi è quello di Gunter Pauli, consulente del Presidente del Consiglio Conte, che il 22 marzo scorso, in piena angoscia pandemica nazionale, ha ritenuto di informarci via Twitter del fatto che il coronavirus è associato alla presenza di reti 5G. Il punto non sembra essere tanto che qualcuno scriva un tweet falso e complottista del genere, quanto che l’estensore sia, per una qualche misteriosa ragione, un consulente del governo italiano.

Il contesto, del resto, è evidente: sono intorno a noi, sono pericolosi e indistinguibili da noi. Compaiono improvvisamente, quando meno te lo aspetti. Sembra l’inizio di Battlestar Galactica.

L’ultimo esempio in ordine di tempo di questo approccio antiscientifico e umorale alle cose della nostra vita è stata la decisione del sindaco di Udine Pietro Fontanini di vietare ogni installazione delle reti 5G (quelle che portano il coronavirus) nel territorio comunale.

La decisione si basa, come quasi sempre quando si desidera schierarsi contro le evidenze scientifiche, su una versione estesa del principio di precauzione.
Fontanini è un politico di lungo corso: ha fatto il parlamentare per un decennio con Forza Italia, è stato presidente della provincia e ora è il sindaco leghista della città del Friuli Venezia Giulia. Come tutti i politici di lungo corso sa che il parere dei cittadini nei bar va tenuto presente, specie se si desidera che il proprio corso diventi ancora più lungo. E nei bar di Udine, evidentemente, esattamente come accade da tempo in rete, di 5G si discute molto. Dopo le discussioni, i timori e i misteri condivisi, i cittadini alzano il telefono e chiamano preoccupati il loro sindaco.

Così verso la fine del 2019, quando già dei rischi del 5G si discuteva da un po’ e la sindaca renziana di San Lazzaro di Savena aveve battuto
tutti i colleghi in termini di tempismo e principio di precauzione XXL, il sindaco Fontanini decide di convocare gli esperti e affida loro il seguente incarico:

Il Comune di Udine, nell’ambito delle attività del Consiglio Comunale, ha istituito una Commissione Consiliare Speciale sull’Inquinamento Elettromagnetico con l’obiettivo di fornire al Consiglio Comunale un parere scientifico sui rischi per la salute derivanti dall’installazione di nuove antenne di telefonia mobile sul territorio comunale.

La Commissione a quel punto si esprime e qui di seguito incollo le parti maggiormente rilevanti delle relazioni dei cinque esperti:

Il Comune di Udine, nell’ambito delle attività del Consiglio Comunale, ha istituito una Commissione Consiliare Speciale sull’Inquinamento Elettromagnetico con l’obiettivo di fornire al Consiglio Comunale un parere scientifico sui rischi per la salute derivanti dall’installazione di nuove antenne di telefonia mobile sul territorio comunale.

Un paio di giorni fa, nonostante i pareri scientifici chiesti e messi agli atti, il sindaco di Udine, ha disatteso le indicazioni (anche con qualche forzatura visto che non è vero come da lui affermato che gli esperti non si siano espressi sul 5G ma solo sulle reti di precedente generazione) e deciso che i pareri dei cittadini al bar contavano assai più di quelli della commissione scientifica da lui stesso convocata. E ha vietato l’installazione delle reti 5G nel territorio comunale.

Sono intorno a noi. Sono pericolosi. E hanno un piano.