Il viaggiatore Airbnb

Negli ultimi anni ho utilizzato moltissimo Airbnb. Ho affittato case, quasi sempre all’estero, molto spesso a Londra o a Parigi, per mesi o per pochi giorni. Nella stragrande maggioranza dei casi mi sono trovato benissimo. Airbnb soprattutto mi ha mostrato alcuni aspetti della mia esperienza di viaggiatore che esistevano già ma che prima non consideravo. Spesso l’innovazione è fatta così: non prevede grandi magie, solo la messa in evidenza di cose che ci interessano e che sono lì accanto.

Nella logica pratica e un po’ brutale del viaggiatore gli accenni filosofici alla sharing economy, all’idea di condivisione e scambio come filtro per capire il mondo, valgono meno di zero. Valgono poco anche gli inevitabili problemi di adattamento che le nuove idee subiscono dentro un ambiente sociale normato e molto rigido. Tasse da pagare, licenze da far valere, privilegi che si considerava pacifici e che ora invece vacillano sono un problema certamente consistente, che porta sui giornali oggi Airbnb, ieri Uber, domani chissà chi, e che – se vogliamo – ripete stancamente la contrapposizione progresso-conservazione, con la scapigliatura del primo e la rigidità della seconda.

Il florido mercato immobiliare pre-brexit ha imposto all’amministrazione londinese di calmierare l’ascesa di Airbnb vietando di fatto gli affitti a lungo termine; l’altrettanto florido mercato alberghiero qualche giorno fa ha fatto decidere al governatore di New York Cuomo l’esatto contrario: la città americana vieterà gli affitti brevi su Airbnb. E stiamo parlando di due delle pochissime città abituate a cavalcare la frontiera dell’innovazione con spavalderia e coraggio e che nel caso di Airbnb sembra abbiano deciso di fare un’eccezione.

Eppure il dentifricio appena spremuto non tornerà dentro il tubetto. Il viaggiatore che è in me non tornerà ad affittare una stanzetta di pochi metri quadri in un alveare di altre stanzette analoghe (magari di lusso ma molto spesso no) dopo che ha abitato, anche solo per qualche giorno, in appartamenti ammobiliati che i proprietari gli hanno concesso in affitto spesso – vale soprattutto per le grandi metropoli – a cifre inferiori di quelle imposte dal mercato alberghiero. Il viaggiatore Airbnb non tornerà in albergo se è sceso a fare la spesa nel supermercato di quartiere, ha comprato la frutta al banchetto all’angolo ed il pane dal fornaio di fronte e se tutto questo gli è piaciuto.

Gli aspetti distruttivi dell’economia digitale del resto sono noti da tempo: quello che è andato in mille pezzi, riguardasse anche solo una frazione di persone, non potrà essere aggiustato. Mi viene in mente l’ostinazione di mio padre che 40 anni fa aggiustava con la colla, frammento dopo frammento, un grande lampadario di Murano caduto in mille pezzi. Dentro l’irragionevole, testarda e momentanea idea che tutto potesse tornare come prima.