U2 obbligatori

Qualcuno ha pensato fosse una buona idea. Un’idea per lo meno originale che, per la risonanza mondiale dei soggetti coinvolti, avrebbe ricevuto grandi attenzioni, avrebbe stupito e meravigliato. Così puntualmente è stato e quando Tim Cook, durante la presentazione Apple avvenuta a San Francisco qualche giorno fa, ha chiamato sul palco la band degli U2, abbiamo capito che il nuovo disco del gruppo irlandese, regalato a tutti gli utenti iTunes (500 milioni di persone nel mondo) che di lì a poco lo avrebbero ricevuto contemporaneamente, era un gigantesco colpo di teatro. Scelta inedita. Grande effetto sui media. Notorietà per tutti. Per Apple, per iTunes. Per gli U2.

È andata proprio così? Non esattamente.

La musica ha una relazione di grande intimità con ciascuno di noi. Ognuno accarezza i propri gusti, li mantiene separati da quelli degli altri. Oppure gode nel collegarli o contrapporli a quelli di altre persone. Attraverso la musica parliamo di noi agli altri. Esponendo (o celando) le note che ci piacciano diventiamo animali musicali che ne annusano altri. Tim Cook sembra non averci pensato.
Per questa ragione non deve meravigliare che molti utenti di iTunes non abbiano gradito il regalo del nuovo lavoro degli U2 direttamente aggiunto al proprio profilo iCloud, iTunes, su iPad o iPhone. Acquistati? Io? Gli U2? Ma scherziamo?

E pensare che sarebbe stato sufficiente fermarsi un passo prima, rendendo liberamente scaricabile il disco ai tanti che intendevano farlo. Ma un scelta del genere avrebbe attenuato l’idea di potenza che Apple probabilmente intendeva dare di sé; avrebbe reso il download del disco una specie di buono sconto, un tagliando per accedere gratis allo spettacolo, sempre che nel frattempo il pezzetto di carta non fosse andato perduto o dimenticato. No, non sarebbe stata la stessa cosa, sarebbe stato forse più sensato, meno volgare, più rispettoso della nostra intimità con la musica. Che è nostra e solo nostra, che è permalosa e bizzarra come sanno essere solo le cose che ci interessano davvero.
Oggi in rete molti chiedevano come diavolo si facesse a cancellare dal proprio computer quella musica non richiesta (in realtà pare non si possa, per ora si può solo nasconderla alla vista), con un curioso e interessante effetto reputazionale al contrario nei confronti della grande pensata, degli U2 e di Apple stessa. Un po’, certo, è l’eterna insoddisfazione e il compiaciuto sarcasmo che riempie ogni giorno le venature della rete e che si scatena preferibilmente nei confronti delle grandi iniziative, verso le nuove idee, contro il coraggio degli innovatori. Ma un po’, in questo caso, è anche l’effetto di un evidente invasione di campo: l’ingresso senza permesso in un territorio che immaginavamo da noi stessi recintato e che invece, in casi del genere, illumina l’esistenza di differenti giardinieri.

Se c’è un errore che i grandi attori della rete non possono permettersi di fare è proprio questo. Perché il gioco funzioni al meglio devono limitare il racconto e l’esposizione muscolare della propria potenza, pena l’interruzione di un sogno che noi – piccoli peones digitali – cerchiamo di mantenere vivo e palpabile. Quello del controllo sulla nostra personale esperienza digitale a dispetto di ogni dittatura tecnologica.

p.s. Il fatto che poi l’album degli U2, come si è preoccupata di informare Apple, scomparirà dai computer di chi non desidera ascoltarlo il prossimo 13 ottobre, migliora e peggiora solo un po’ le cose.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.