L’Enrico Letta digitale

Prima cosa da fare: dare atto a Enrico Letta di aver affrontato con l’attenzione e la centralità che merita la questione dell’Agenda Digitale. Al di là dei contenuti scelti e della grande complessità che seguirà, quella di Letta è la prima chiara presa di posizione politica sull’importanza del tema. Nessuno dei governi precedenti se ne era occupato se non marginalmente (Monti) e per pure ragioni di immagine (tutti i governi degli ultimi 15 anni).

Seconda cosa da fare: la nomina di un supercommissario che controlli un direttore dell’Agenzia Digitale attualmente senza poteri è una di quelle raffinatezze della politica quando decide di rinnegare una scelta precedente senza avere la forza e l’autorevolezza sufficienti per farsene carico. In pratica Francesco Caio, nominato via Twitter da Letta con astuta lungimiranza comunicativa, diventa di fatto il referente del Presidente del Consiglio sulle faccende digitali. Certo se Letta avesse trovato il coraggio di ridisegnare tutto l’organigramma, per non finire nel delirio comitatologico ben rappresentato da questo disegnino di Roberto Scano, se non avesse dato le deleghe per l’ITC al sottosegretario Catricalà, figura certamente potente e ben appoggiata ma del tutto inadeguata ad occuparsi di simili temi, sarebbe stato molto meglio. Così non è stato, la comitatologia è una delle componenti tossiche inscindibili dalla gestione della cosa pubblica in Italia, i vecchi baronati sono difficili da scalfire (come ci racconta egregiamente il poemetto morale che disegna la parabola da incendiario a pompiere di Matteo Renzi).

Terza e ultima cosa da fare: poiché le complicazioni non sono mai abbastanza (ed anzi oggi a tal proposito si discute amabilmente di una nuova cabina di regia per il digitale che sembra intenzionata a replicare le scaramucce, le invidie e le inconcludenze della precedente istituita da Monti) Letta ha ben pensato di formare l’ennesimo comitato di saggi che daranno ausilio a Francesco Caio sulle questioni digitali. Il comitato, ristretto e ben selezionato, è composto di sole tre persone. Due di questi sono persone ben note e conosciute nell’ambito dell’ITC italiana, uno è Francesco Sacco della Bocconi e l’altro è Luca De Biase giornalista, filosofo ed esperto di nuove tecnologie. Nessuno dei due ha bisogno di presentazioni, si tratta di nomi di altissimo livello. La terza esperta nominata da Enrico Letta è invece Benedetta Rizzo, presidente di Vedrò, il festival che Enrico Letta organizza ogni anno. Nella sua biografia, per quanto mi sia sforzato, non sono riuscito a trovare una sola riga che ne giustifichi la nomina. Così sono tre giorni che chiedo gentilmente ad Enrico Letta su Twitter le ragioni di questa scelta. Sono tre giorni che Enrico Letta non mi risponde. Speriamo non mi blocchi.