Come sono andate le elezioni a Siracusa

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Non ho nessuna competenza per farlo, però grazie a questo blog e questi social network stile Corrida di Corrado, mi posso permettere di fare l’analista di staminchia sul voto siracusano, e come dice il mio vicino di casa molto malacarne: «Siccome u pozzu fari, u fazzu» (lui però lo sa dire con la giusta intonazione minacciosa).

C’è un dato molto vicino, cioè quello delle regionali svoltesi lo scorso ottobre. Partendo da questo si vede che hanno votato molte più persone. Al crescere del numero dei votanti è cresciuto paurosamente il M5S, che in città passa dal 15,60 per cento al 37,02 per cento. Stiamo parlando di un +21,42 per cento, inspiegabile col solo aumentare del numero di elettori (anche ammesso che tutti gli elettori in più rispetto alle regionali abbiano votato M5S, non si arriva a un +21 per cento). Ci sono allora voti “sottratti” a uno dei due schieramenti? Sì, a tutti e due, ma non sono molti.

Secondo me (e ripeto: non so quello che dico) a questa tornata elettorale giravano libere sul mercato siracusano migliaia di voti: quelli di Enzo Vinciullo (ora spiego l’ipotesi), quelli di Pippo Gianni e quelli di Titti Bufardeci, ossia tre tra i più votati alle regionali del 2012. La mia è pura teoria, però con qualche pezza d’appoggio: nel Pdl locale si consuma uno scontro tra Prestigiacomo e Vinciullo (non so su cosa discutano, presumo sulla maggioranza al congresso, ma non mi interessa manco saperlo), ed è abbastanza noto che Vinciullo non si sottragga alla rissa politica (ce ne fu una molto muscolare qualche lustro fa contro Fabio Granata, e la vinse). Non ho difficoltà a immaginare che gli sia bastato non incitare i suoi a votare Prestigiacomo, senza neanche doverlo espressamente “comandare”, per ottenere la fluttuazione dei suoi voti (circa 8.000, stando alle preferenze ottenute alle regionali) verso un candidato non PdL, e mi parrebbe probabile che siano finiti (di certo non tutti e forse neanche molti: il PdL ha tenuto) sul M5S.

Stesso meccanismo possono aver seguito i voti di Pippo Gianni, (circa 8000 anche questi, sempre riferendomi alle preferenze ottenute alle ultime regionali dell’altro ieri), liberati dal fatto che in questo momento di grande confusione politica aretusea questi non si sia ancora riposizionato stabilmente all’interno di nessuno schieramento (ultimamente sento dire che lo si dà vicino a Tabacci, dunque nell’area di centrosinistra). I voti di Titti Bufardeci (circa 5000), assente dalla competizione, potrebbero essere invece confluiti in buona parte nel relativo exploit della lista Megafono (Buffardeci ha fatto una specie di endorsement per Crocetta al Vasquez, qualche giorno fa), ma bisogna tenere presente che la lista Crocetta era presente solo al senato, il che rendeva nuovamente liberi 5000 voti alla camera, dove gli elettori di Bufardeci potrebbero essersi distribuiti tra la coalizione PD (Marziano calamita da sempre parecchi voti di Bufardeci) e M5S.

Diciamo quindi che a Siracusa, ragionando molto a spanne, il M5S può aver guadagnato circa 15.000 voti da questo momentaneo vuoto di potere. Ma è un’analisi accampata su mere ipotesi (probabilmente peregrine) e che contraddice le consuetudini elettorali della mia città: quando gli elettori di tizio o di caio non hanno istruzioni precise in merito al voto, semplicemente non votano. Dice: allora perché spari minchiate? Perché qua c’è da spiegare l’inspiegabile, e quindi ci vuole un poco di fantasia.
Dunque potrebbero essere successe due cose:
– Che i tre di cui sopra abbiano espressamente indicato chi votare
– Che i cinque stelle siano riusciti da soli a convincerli a votare per loro.
Non mi sento di propendere per nessuna delle due in particolare.

Ci sono poi i voti in fuga dal PD, che per la verità non mi sembrano molti (Sel conferma di versare in una sorta di coma farmacologico) verso il M5S. Vista con gli occhi dell’elettore, sembra un voto di protesta nei confronti del PD siciliano, che paga le varie fesserie fatte nel tempo: le alleanze con Lombardo, l’apertura a forze eccessivamente moderate o ex democristiane, lotte intestine di corrente (a Siracusa, durante le primarie, lo scontro coi Renziani -leggi Foti- mi dicono sia stato abbastanza accanito) e credo soprattutto il fatto che il supposto e sbandierato crollo fisiologico di Berlusconi, dato per certo, abbia permesso a non pochi di liberarsi dall’urgenza di votare compatto PD: visto che il PdL perderà comunque, ne approfitto per dare un segnale al mio partito di riferimento (PD) e lo punisco. Insomma, un bel contributo deve averlo dato il clima di rilassatezza e di vittoria annunciata: qualcuno ha votato Rivoluzione Civile, qualcun altro Grillo, fottendosene per una volta del voto utile.
La morale è che in città si scontrano due elettorati abbastanza simili:
– un tipo di cittadino che tende a votare chi è già al potere per il semplice fatto che è già al potere
– un tipo di cittadino che protesta perché non trova credibile l’alternativa. (Breve excursus storico: nelle famose elezioni cui prese parte il partito dell’Uomo Qualunque, questo risultò essere il primo o il secondo partito a Siracusa, quindi diciamo che la tendenza a questo tipo di protesta appartiene abbastanza al nostro dna elettorale).

A questi vanno aggiunti i voti “personali” di alcuni politici locali che, se “liberati”, in pratica “protestano” contro se stessi.
Il PD paga più di tutti perché a Siracusa manca da sempre una calamita di voti paragonabile a quella della destra: se di là c’è Stefy, di qua c’è Sofia Amoddio, che con tutto il grande rispetto che nutro per lei, è Davide contro Golia.
Su questo si innesta un dato nazionale reperibile anche da uno sprovveduto come me: in mezzo a tutte queste urla di sorpresa e questo sbigottimento generale, trovo uno dei sondaggi (Pagnoncelli a Ballarò, non uno fatto dalla CIA e protetto dal top secret, riporto qui i dati disgregati per partito e non quelli di coalizione) che circolavano a iosa prima del black out elettorale che dice:
PD 25 per cento
PDL 21 per cento
Grillo 22 per cento
I risultati elettorali alla camera dicono:
PD 25,42 per cento
PDL 21,56 per cento
Grillo 25,55 cento

L’unico dato difforme è quello di Monti: dato al 13 per cento, passa all’8,30 per cento.
Ora, se tanto mi da tanto, e se la delusione del PD oltre a essere enorme è anche sincera, può significare solo una cosa: il PD ha perso perché ha perso Monti. Sarebbe a dire che il PD per governare puntava sfacciatamente sull’affermazione di Monti (non trovo credibile che il PD non conoscesse i sondaggi di Pagnoncelli). Quindi il PD non sta piangendo perché ha perso il PD (i voti previsti li ha presi), ma perché ha perso Monti, il che secondo me lo rende il pianto più triste della sua storia.

Una cosa che secondo me testimonia il degrado della mia città è l’annichilimento di Fabio Granata (circa 500 voti). Sono un elettore totalmente all’opposto del suo schieramento, ma il fatto che esca da questa competizione con soli 500 voti dopo aver svolto il mandato di parlamentare alla camera mi fa pensare due cose:

– È uno che quando ha vinto, ha vinto perché il suo partito andava bene, e non perché lui era Fabio Granata (per me, sono tutti punti a suo favore: chi lo votava, votava delle idee che io non condivido, ma delle idee).
– È uno che pur avendo disposto del potere abbastanza a lungo (assessore all’ARS, vicesindaco a Siracusa, onorevole a Montecitorio) da crearsi delle clientele, evidentemente non l’ha fatto. Forse non l’ha saputo fare, non lo so, o forse non l’ha voluto fare, non so neanche questo. In entrambi i casi, questi cinquecento voti me lo rendono diverso dagli altri. Non è poco, in questa landa desolata.

* Oggi, 1.03 2013, mi trovo costretto a smentire quanto appena sostenuto qui sopra a proposito di Fabio Granata, e mi costa dispiacere perché ci avevo creduto. La corte dei conti lo ha appena condannato a risarcire circa 598.000 mila euro per “assunzioni clientelari” effettuate durante il suo assessorato all’ARS. Peccato.

 

Detto questo per me finisce che votiamo relativamente presto, e a questo proposito annuncio che io mi vendo tutto: blog, voto, la qualunque (solo il culo è escluso, ma ne possiamo parlare). Compratemi: non rendo molto, ma costo poco. Trattative riservate, ma neanche tanto: possiamo buttarla sull’endorsement e ci facciamo anche una gran figura. Ovviamente è esclusa dall’offerta tutta l’area di centrosinistra, perché altrimenti che mi vendo a fare? E visto che deve essere il nemico, preferirei che fosse il migliore, o meglio quello di cui ho più stima: Ivan Lo Bello, chiamami.