Signori, il Buondì e l’arbitro

Per colpa di Beppe Signori a nove anni stavo per diventare laziale. Poi sono rimasto interista continuando a trovarlo simpatico. Anche in questi giorni non riuscivo ad indignarmi più di tanto. Volevo, vi giuro. Ma non ci riuscivo. Mentre tutti si accanivano contro di lui io ero distratto come un coniglio davanti ai fari della macchina da un dettaglio ripescato dai giornali: la famosa scommessa del Buondì. Ecco come viene raccontata su la Stampa:

“L’estate seguente, durante il noioso ritiro di Sestola, lieve Appennino modenese, brevettò la famosa scommessa del Buondì Motta: mangiarselo, senza acqua o iniezioni di marmellata, entro trenta passi. «Non c’è proprio verso di riuscirci». Nell’occasione, contro i temerari sfidanti ci metteva sopra un milione di lire.”

Io non so voi. Ma non mi sembrava una cosa impossibile. Trenta passi, se fatti a ritmo blando, sono quasi trenta secondi. Era sera, era Roma, e in breve ho contagiato i miei amici con la scommessa del Buondì. Nessuno di noi ha puntato un milione, ma qualche euro era d’obbligo.

Restava il problema di trovare dei buondì “senza iniezioni di marmellata” nella notte romana. I fruttaioli indiani erano già chiusi e i tentativi di derogare con un cornetto sono stati stroncati sul nascere.

All’improvviso mi sale alla mente l’ultima moda del commercio al dettaglio: i supermercati automatici del centro. Ero certo di averne visto uno dalle parti di largo Argentina.

Dopo breve trasbordo siamo lì, davanti alla sparuta fila di prodotti dell’automatico. Del Buondì non c’è traccia ma, magra consolazione, una lunga fila di kinder brios ci guarda dall’altra parte del vetro. Decidiamo che un Kinder Brios vale mezzo Buondì e che quindi, per poter omologare la scommessa, i passi sarebbero dovuti scendere a 15.

Mi preparo, prendo un lungo respiro e seguito da una schiera di severi arbitri inizio a ingozzarmi e camminare.

Beppe Signori, da principe del totonero, ha effettivamente perfezionato una scommessa diabolica.

Ho perso rovinosamente. Anche arrivando a 30 passi non ci sono andato nemmeno vicino. Non provateci, è davvero impossibile. Il fatto è che tutti abbiamo in mente le merendine ripiene, con quelle è facile. Ma se il ripieno non c’è la merenda fa una specie di effetto spugna. Insomma, un disastro.

Beppe Signori e il suo sorriso buono alla fine mi hanno fregato. Vedi ad essere lombrosiani.

Tutto questo per introdurre il diversamente lungo più in tema che si poteva. Si chiama l’Arbitro e racconta la piccola storia di un altro sfigato del calcio: un giovane direttore di gara trasferito nelle sottocategorie sarde per essersi venduto una partita. Poi succede, davvero, di tutto.

Può non piacere, ma ha vinto il David per il miglior Cortometraggio nel 2009.

L’arbitro from Gennargenni SB on Vimeo.

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