Tana libera tutti

A me i predestinati mi sono sempre stati sulle palle. Eppure sono i protagonisti più inflazionati della narrativa occidentale. Harry Potter, Luke Skywalker, Neo (di Matrix), Will Turner. Anche Semola, l’Artù nano della Spada nella Roccia. La nostra impronta culturale messianica ci costringe ad adorare questi bambocci che non valgono nulla, almeno fino a quando qualcuno non urla al “prescelto”. Ma io, di mio, sto con Ian Solo, con Ermione e con Morpheus. Con Jack Sparrow e con Merlino. Gente che si è fatta il culo una vita e che improvvisamente ha dovuto farsi scudiero di un fighetto.

Detto questo, William mi è simpatico. Anche se ha 12 mesi più di me (ma è molto più pelato di me) e la sua vita è decisamente più risolta di quanto potrà mai essere la mia, senza che abbia dovuto fare molto per risolverla. Ma mi piace la calma olimpica con cui attraversa la navata di Westminster. Lo sguardo complice con cui insieme a quello smascellato del fratello si ricorda che alla fine, giubba rossa o meno, sono entrambi della Mtv generation. È un predestinato, ma non se la tira come Harry Potter. E per me è abbastanza.

Il suo tremante “I love you, you look beautiful” ha sviscerato in me quel romanticismo da fiaba che normalmente si tende a nascondere. E così vi lancio il diversamente lungo più romantico e paraculo che mi viene in mente. Si chiama Tana Libera Tutti e nel 2007 è stato l’asso pigliatutto dei concorsi di cortometraggi italiani (in uno mi ha fatto arrivare secondo, non lo perdono ancora). È furbo, è romantico. Dolcemente furbo. Ma è bello, dai.

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