Le villette sull’antica strada romana

Da quando il mio amico Beniamino Servino mi ha inviato per email questa immagine, non passa giorno che non ci pensi. Anzi la prima volta che l’ho vista ho creduto fosse un montaggio, c’erano troppe cose insieme che non andavano: un verde lussureggiante dai colori innaturali, una doppia fila di villette a schiera che si danno le spalle, un tracciato di ciottoli ben distribuiti che sembrava una strada romana.

E invece è tutto vero. Si tratta di un frammento della strada romana Domitiana posta lungo la litoranea casertana e inglobata nella linea di confine da un doppio insediamento di villette.
Probabilmente non è un abuso, e quel frammento di strada sopravvissuto ad Alarico ed ampliata nel Medioevo non poteva che essere circondata in questo modo, piuttosto che essere smantellata nella notte.

Ma colpisce quel voltare indifferente le spalle alla storia; impressionano le erbacce alte e i muri scrostati lungo le pareti rosa e gialle in contrasto con quelle pietre che stanno lì da quasi 2000 anni; a guardarci bene quelle case non sono ancora abitate e ti domandi cosa ne sarà tra qualche mese.

Io non credo che a ogni frammento della nostra memoria si debba erigere un monumento, ma penso, anche, che a queste tracce di storia minuta che potrebbero dire tanto dei nostri paesaggi e delle nostre vite, dovremmo portare un’attenzione e un rispetto diversi. E allora questa immagine diventa una metafora, anche fin troppo scontata, di quello che è il nostro Paese nel suo rapporto con la terra, le storie, la qualità dei luoghi abitati che non ci concediamo, e delle cose che abbiamo smesso di ascoltare e di riconoscere come importanti.

La foto è di Giovanni Izzo, un bravo fotografo campano che da anni lavora con grande sensibilità sul paesaggio meridionale e le umanità che lo abitano, lo cambiano e lo consumano. Il suggerimento arriva da Beniamino Servino architetto, amante silenzioso e spietato della sua terra, che da anni si nutre di quei frammenti a cui voltiamo con facilità le spalle, per dare forma a storie nuove, potenti e visionarie che non temono il demone della malinconia.