The rising class

di Giovanni Troilo

La figura cinicamente rassicurante del mendicante ai bordi delle strade non rappresenta più il mondo dei Senza Fissa Dimora. Nuove figure si mimetizzano e nascono tra noi, sono gli scivolati. Non sono gli operai licenziati che si riversano nelle strade, sono gli appartenenti alla piccola borghesia a scivolare. Questa stratificazione ha una diretta conseguenza. Anche gli ultimi non sono più soli, sono un gruppo sociale, stratificato ma coeso. Sono un gruppo di persone che si trova in una posizione simile nell’ambito della struttura governata dalle relazioni economiche e politiche di una società: insomma sono una Classe. Come voi, come noi.

Queste sottoclassi in vertiginoso avvicinamento sembrano accomunate da una cosa: una rinuncia. Qualche volta si tratta di un percorso di redenzione o di ricostruzione attraverso la privazione e la sofferenza, altre volte si tratta del risultato di una scelta precisa. Ma sono tutti insieme gli ieratici eroi del quotidiano, i consapevoli sopravvissuti a cui viene demandato il compito di riflettere per primi e profondamente sulle mutazioni della società, a ritrovare il senso del tempo e delle relazioni tra gli uomini, del rapporto tra l’uomo e le risorse. Insomma a immaginare i cambiamenti necessari per provare a vivere nel nuovo mondo dopo la fine del mondo.

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Willy

Willy viene dal Belgio, lì ha una famiglia, una moglie e due figli. Aveva un buon lavoro, lì adesso percepirebbe una pensione, ma è una storia che non racconta quasi mai, preferisce parlare dei suoi amici, veri e immaginari. Lo incontriamo in una Chiesa a Prati. È un giovedì, l’organo esegue il canto che chiude la messa delle 19. Finalmente Willy si volta verso di noi, in fondo, ci fa cenno di seguirlo fuori.

«Sono da 28 anni qui a Roma, sotto a un ponte, là, là, o là e … Nessuno va in chiesa… Nessuno… Tutti sono pieni di peccati, si drogano, bevono e mangiano troppo.
E il giorno dopo hanno mal di pancia, ma continuano a bere. Conosco persone che mangiano e si ubriacano tre volte al giorno.
Ogni mattina alle 5 mi alzo, alle 6 sono in chiesa fino alle 8.30. Poi dalle 9,30 alle 10,30 sono a piazza san Pietro.
All’inizio ho fatto i soldi con la carta. Raccoglievo cartone, carta, libri, avevo un carrello grandissimo. Facevo quindici mila lire al giorno. Poi il prezzo della carta è diminuito, ho fatto solo Porta Portese. Alluminio, carta, cartone… facevo cento mila lire a settimana. Avevo abbastanza per vivere e dormivo fuori. Con tutte le conseguenze.
Avevo raccolto in cinque anni un po’ di soldi. Dieci mila lire per mangiare e dieci mila lire in tasca, e dopo qualche anno avevo messo da parte dieci milioni. Una notte sono venuti, erano due, e mi hanno preso tutti i soldi. Carità!
I soldi sono la radice di tutto il male. Meglio che la gente ti dà qualcosa da mangiare, piuttosto che i soldi. Adesso ho trovato qualcuno che mi dà un po’ di soldi, conosco anche gente sotto al ponte che mi dice amico mio. Mi dice queste buone parole, ma quando andava in chiesa era il primo che andava a rubare. Capito la falsità?!»

Abbiamo raggiunto ponte Principe Amedeo, poco distante dall’ospedale Santo Spirito. Ora Willy scalda dell’acqua in una grande scatola di pelati, quando l’acqua raggiunge la temperatura giusta, Willy ci immerge due arance.

«Una volta non ero malato, poi è arrivato il diabete.
Adesso ho il diabete, ho male al cuore, ho una dieta senza sale, senza olio, senza pesce, senza formaggio. Solo verdure, niente condimenti. Solo verdure, frutta e pane.
Avevo una amico spagnolo che diceva che potevamo fare i soldi, ma ha cominciato a bere. Dopo qualche anno gli è venuto il diabete come a me, ma ha continuato a bere ed è morto.
Non aveva il coraggio di fermarsi. Hanno preso un suo rene e viveva con uno. È morto. Doveva pulire ogni volta il suo rene.
Adesso dormo in via Gregorio Settimo, prima dei due ponti, dove c’è via Aurelia, c’è una casa abbandonata, e là ho trovato un rifugio per far da mangiare. E c’è qualcun altro con me. Altri due, un cecoslovacco e un polacco. Fanno l’elemosina.
Vanno anche a dormire all’ospedale Santo Spirito, fa caldo là. Ecco vedi quest’arancia? L’arancia va bene per un diabetico, il mandarino no, troppo zucchero. Quando ne mangi abbastanza, due tre arance par jour, il livello delle vitamine va abbastanza bene.
Ho avuto molte avventure.
Una volta è venuto uno della RAI, televisione, è venuto sotto al ponte, e dormivamo in 10 persone.
E ci ha detto posso fare un film, un video? Era furbo e ci dava i soldi. E noi abbiamo detto di sì. Hanno fatto un film, di noi ubriachi, hanno venduto il film in Francia, prima anche in Italia. E un giorno uscito dalla chiesa, un uomo francese mi ha detto che mi aveva visto in televisione.
Non puoi sempre avere la verità in bocca. Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente.
Avevo un amico francese quando sono venuto qui la prima volta. Mi hanno buttato tre volte fuori la prima volta perché dormivo in macchina, la seconda volta mi ero arrabbiato con un prete polacco perché ero insieme ad una donna in macchina.
Col mio amico francese non venivamo alla Caritas. La prima volta quando siamo venuti qui lavoravamo, non avevamo bisogno di altro, venivamo qui a mangiare e basta. Dopo venti anni noi ci siamo separati perché lui non andava in Chiesa. Andava in Chiesa solo per mangiare, per i vestiti, per lavare. Dopo venti anni lo vidi, cosa ci fai là, Lungotevere Mellini. Non posso più camminare, mi dice, aveva ricominciato a bere, non mangiava più. Alla fine è arrivata l’ambulanza e l’hanno messo all’ospedale. Poi l’ho visto lì e gli chiedo va un po’ meglio? Hanno telefonato per mio figlio per ritornare al mio paese. Era un ingegnere atomico e si era ridotto così a vivere lontano dalla sua famiglia. Oggi è tornato in Francia grazie al pronto soccorso e quelli che l’hanno aiutato per rimettersi a posto.
Io tra tre mesi tornerò in Belgio, con un mio amico. Andiamo a lavorare là per una nuova congregazione».
Perché tra tre mesi?
«Perché devo parlare con il Papa e deve darmi l’autorizzazione per la nuova congregazione. Quindi devo rimanere qui. Mi hanno detto che io mangerò con il Papa».
Chi te l’ha detto?
«Il mio capo»
Chi è il tuo capo?
«Dio. Speriamo il nuovo anno. Sono sicuro.
Io parlerò al Papa. Quando? Non lo so. Poca gente crede che io parlerò al Papa. Io sono in una congregazione, questa congregazione ha il nome di Legione di Piccola Anima, siamo migliaia e migliaia. Francia, Belgio, Olanda. Hanno un libro di una donna che ha parlato con Dio, si chiama Margherita, ma è un nome segreto. In questo libro c’è scritto di fare una nuova congregazione, la congregazione di Piccola Anima».