Bunker è la storia

di Andy Rocchelli

Kiev, febbraio 2104.
L’imponente Centro internazionale di cultura e delle arti Ucraino domina dall’alto piazza Indipendenza. Durante l’occupazione sovietica, l’edificio era tristemente noto come sede del Kgb, teatro di sequestri, omicidi e torture, tanto che, dopo l’indipendenza all’esterno venne piantata una croce a perenne ricordo dei crimini efferati operati al suo interno. Durante i lunghi mesi della protesta di Kiev il palazzo venne occupato dai manifestanti e utilizzato come centro logistico e dormitorio. Nelle giornate convulse tra il 18 e il 21 febbraio, la zona venne preso d’assalto dai reparti Berkut anti-sommossa e solo due giorni dopo riconquistato dai dimostranti. Quando entro, i piani dell’edificio sono semideserti, incontro solo qualche sciacallo che si trascina alla ricerca di roba da recuperare. Nei sotterranei mi dicono di aver trovato 10 corpi, mi raccontano di come 14 ragazzi si siano barricati nelle stanze del bunker antiatomico di sovietica fattura, di come le forze speciali li abbiano minacciati di lasciarli morire di fame, di come, dopo ore di follia claustrofobica, i ragazzi abbiano ceduto e aperto la porta stagna, di come in seguito, siano stati oggetto di torture e violenze letali. Nel silenzio, i muri blindati urlano sangue e momenti di panico, mi muovo lento cercando di raccogliere l’orrore invisibile.

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