Direttamente da Collisioni 2014 – Prima Parte

Collisioni 2014

Barolo astemia. Sembra una bestemmia. Sarà che sto invecchiando o, e preferisco pensarla così, che tutto dopo un po’ annoia e per provare nuove emozioni finisce che uno decide di andare a Collisioni senza toccare neppure un goccio di vino. Certo l’atmosfera non aiuta: granite al moscato, vini bianchi del Friuli freschi, così freschi da appannare il bicchiere di plastica, spillatori grondanti birra. Ma non cedo, nonostante il sole a picco. Del resto basta buttare l’occhio alla coda infinita davanti ai cessi chimici per rendere concreto il rifiuto di birra.

Alla sera ci sarà Elisa. Tradotto: camminare tra le piccole stradine del centro è impossibile; sedersi su qualunque supporto resistente è impossibile; fare una scelta mirata del programma che si vuole seguire è impossibile. Bene. Ci siamo: questa si che è Collisioni!

L’idea era quella di vedere Guccini. Beh, proprio vederlo non so, credo di aver addocchiato una volta la montatura sinistra degli occhiali e un’altra volta la pancia. Ma non avendo bevuto si può usare la logica, scoprendo un angolino vuoto lontano dalla ressa della Piazza Blu, perfettamente in direzione dell’impianto audio. A condurre la chiacchierata è Carlin Petrini, il maestro spirituale di Slow Food e, indirettamente, della grande ondata #FoodPorn di questi tempi. Si vede che sono vecchi amici, lui e Guccini, eppure il buon Carlin non riesce proprio a portarlo nella sua direzione, anzi, tira così tanto la corda su come negli anni lui sia riuscito a convertire Francesco al buon vino, che infine Guccini gliela deve proprio tirare la battuta su come una volta le osterie fossero un modo di ritrovarsi a bere e cantare, soprattutto la sua Osteria dei Poeti, mentre ora non son altro che delle boutique del vino, da cui la poesia si tiene ben lontana. Sistemata la questione di come la zia gli insegnò che il vino una volta era solo o bianco o rosso e che se si fosse accorta di un retrogusto di frutti di bosco probabilmente lo butterebbe via, Francesco Guccini inizia infine il suo viaggio nel Dizionario delle cose Perdute. Un viaggio nel passato, alla scoperta degli odori e delle abitudini dei bei tempi andati. Ovvero anche un tentativo pericoloso, alla sua età, un qualcosa che potrebbe facilmente sfociare nel racconto inconcludente di un vecchio che vede sparire tutto ciò che gli era caro e che, proprio sparendo, acquista nuovo valore, una bellezza che non necessariamente gli apparteneva. Per fortuna Guccini è anche ironia, nelle canzoni come nella vita reale. E così quello che poteva finire come un racconto di nonno Francesco alla folla accalcata intorno a lui più in segno di rispetto, che per interesse, diventa invece un monologo sul defecare. Già, è proprio di codesto argomento così basso e bistrattato che il cantautore ha pontificato per una buona mezz’ora dal palco della Piazza Blu, zittendo il moderatore, suscitando ilarità nel pubblico e infine beccandosi il “Premio Giovani”, alla faccia di chi non ha senso dell’umorismo.

La Piazza Blu ospita artisti fantastici, ma soprattutto caratteri forti. Dopo Guccini, infatti, ecco James Ellroy. Enorme, calvo, esplosivo. Inizia così, citando -o urlando- Fellini. E continua parlando principalmente di soldi e di donne, ovvero dei due motivi assoluti per cui scrive. Eppure, basta un’imbeccata di Lucarelli, apparentemente molto preoccupato per il ruolo del giallo e dello scrittore, per portare Ellroy su un altro livello, quello del maestro. Quel che conta è “l’infrastruttura segreta dell’umanità rispetto ai grandi eventi pubblici”, ovvero, non è necessario perdersi nel dettaglio del reale: a condizione che chi legge ti creda, you can do the fuck you want! Semplice. Così come semplice e bellissima è la risposta alla domanda molto Italiana se ha paura di alcuni argomenti, se ci sono temi che preferisce non affrontare (sottinteso per paura di censura, pressioni, lesione della morale pubblica e altre problematiche nazionali). No. E poi, con fatica, come a dover cercare una scusa, I just wanna write great books. Easy, così come il suo essere assolutamente certo che la letteratura non morirà, ma al contrario, conquisterà il mondo sempre di più. Io non leggo molto, dice, ma i libri vendono. E dopo aver disarmato Lucarelli con la sua semplicità tutta USA, Ellroy dà alcuni consigli ai wannabe scrittori. Meglio segnarseli:

1 – Scrivi quello che ti piace leggere, poi aggiungi qualcosa in più, ovvero quello che ti piacerebbe leggere ma non hai mai trovato da nessuna parte.
2 – Non è vero che devi scrivere di cose che conosci. Scrivi quello che ti piace.
3 – Sappi che non sei uno scrittore fino a che un editore non ti pubblica, pagandoti. E il libro deve essere stampato su carta, con una tua foto sul retro così che sia chiaro ai tuoi amici che non dici solo cazzate e, infine, il tuo libro deve essere acquistabile in un negozio.

Ma Collisioni non è soltanto letteratura. E la folla del sabato ce lo ricorda. I grandi numeri, pare dire, li porta la musica. Elisa sold out! Che per chi è a Barolo significa la Piazza Rossa, quella centrale, sempre più piena di gente, e poi le persone accalcate ai lati della piazza, e ancora su per le scale più nascoste, come della schiuma che sale e si appiccica ai muri. Invece delle bolle, però, un fatto curioso, che mi fa capire perché Elisa è quello che è. Io non sono una fan, da ragazzina comprai Pipes and Flowers, ma poi mi persi in altri generi, non sono stata molto fedele. Ma cercando di farmi strada per il paese, riuscendo a scorgere appena qualche centimetro del maxi schermo, ecco che arriva il ritornello. Una signora lo canta spingendo un passeggino. In direzione opposta arrivano due ragazze che si tengono per mano, sentono la signora, si mettono a cantare. Anche a me all’improvviso viene voglia di emularle, e quando arrivo in uno spiazzo più largo, lì c’è un signore con la barba e la pancia pronunciata, e anche lui canta. Così mi rendo conto che è un’epidemia generale di voglia di quella voce dolce, che tutti vorrebbero avere, che a ognuno ricorda qualcosa. Ecco perché Elisa è sold out. Ecco cosa è il vero Pop. Un sorriso.

Però non sono tutti da Elisa. Una piccola folla si è radunata nella Piazza Blu, ma così piccola che si può anche scegliere dove sedersi. Qui ci sono i Basin Blues Band in accoppiata con la compagnia Teatrale Macramè. Non era nel mio programma di cose da fare, ma i loro strumenti fatti con materiale di fortuna e le note stridule del folk americano da porticato del sud mi rapiscono. Si ascolta, si balla, si ride. Il pop non ha rubato tutto, c’è qualcosa di bello in questo piccolo palco, quel qualcosa che rende speciale Collisioni e le sue notti d’estate. Ecco, adesso sì che ci vorrebbe un buon bourbon.

– Giulia Grimaldi –

…continua