Stickers, storie XL e il moto dei ciccioni in orbita

Attenzione: contiene tracce di spoiler, meme e robaccia NSFW. Consumare lontano dai pasti.

“Sii gentile coi ciccioni”, recitava stamattina l’adesivo appiccicato alla fermata del bus. “Un giorno potrebbero salvarti la vita”, proseguiva alla riga numero due. Giuro, ieri quel pezzo di carta non c’era. Che il vizietto delle mie abbuffate notturne abbia iniziato a proiettare sensi di colpa sulla realtà tangibile? Difficile. Ma in che modo, mi chiedo, potrebbe mai la ciccia rivelarsi salvifica? Che storia c’è dietro, insomma?

Dicasi prossemica, spiega il Wiki-maniaco di turno, la curiosa branca della semiotica dedita allo studio di gesti e comportamenti all’interno delle comunicazioni verbali o non verbali. Per dirla col suo fondatore, tale Edward T. Hall, e fingerci persone serie per qualche riga ancora, proxemics è il neologismo anglo-latino che individua “the interrelated observations and theories of man’s use of space as a specialized elaboration of culture”, cioè “le osservazioni e teorie concernenti l’uso dello spazio umano inteso come specifica elaborazione culturale” (da The Hidden Dimension, 1966). La roba che studiano i tagliatori di teste e i profiler dell’FBI, insomma, tutti quelli della tivvù.

La ciccia è invece una piaga esiziale che, ad oggi, fatica ancora a separarsi dalle vertebre mie e di numerosi altri tapini. La dieta è transeunte, Master Chef no. (Chi scrive è spesso giunta a immaginarla, questa ciccia, come un affettuoso simbionte avvinghiato al torace, una sorta di koala mannaro al quale affibbiare un vezzeggiativo: il rotolo principale si chiama Bibo, in onore dell’armadillo che impreziosiva un cartoon di dubbio gusto. Ma il battesimo di Bibo è accaduto in un momento molto buio della mia esistenza. Sorvoliamo.)

Che gestualità avranno, i tapini in questione? Che traiettoria seguono, nello spazio, corpi che per natura riempiono aree vaste con atmosfera propria? E quand’è che diventano salvatori?

Il problema è che c’è ancora gente che divide i ciccioni in due macrocategorie: quelli buoni (grazie, Fat Asian Kid) e quelli cattivi. Da un lato starebbero i pupazzi molli, sorridenti loro malgrado, satelliti inoffensivi dall’orbita prevedibile con ampio margine, disposti a tutto pur di farsi perdonare l’evidente handicap che è fonte d’ansimo, imbarazzo e spesso olezzo. (Maggiore è il grasso stipato sottopelle, maggiore sarà il lavoro che dovrà sobbarcarsi l’organismo per eliminare calore. E maggiore sarà il grado di disagio indotto nell’osservatore dalla presenza di un ciccione sudato.) Dall’altro lato, invece, si collocherebbero gli obesi incarogniti, folli asteroidi che occupano tanta parte di cielo per pura malevolenza, e, in un circolo se non vizioso viziato, nuocciono proprio a causa della loro mole – presupposto e conseguenza, principio e fine – quali funesti annunciatori di catastrofe. Roba che manco Nibiru coi Maya.

Ma io non sono buona né cattiva, e tuttavia esisto. Cosa ci suggerisce, questo, a proposito della summa divisio in questione? Che probabilmente – ci si passi il tecnicismo, di rara sottigliezza – è una cazzata. Resta il problema della traiettoria, però. Quello è importante.

Perché, inutile dirlo, la prossemica dei ciccioni è una faccenda estremamente delicata. E ingannevole, e traditrice. Laddove infatti un paio di braccia incrociate, su un individuo di massa media, tendono a tradire chiusura mentale e una generica avversione al dialogo, su un soggetto sovrappeso nascondono unicamente la trippa. Nel caso in cui certa rigidità di postura suggerisca invece distacco, malanimo, avversione, si consideri un’occorrenza più banale: la volontà benevola di scongiurare il fenomeno altresì noto come Il Caso Dell’Elefante Nel Negozio Di Cristalli. A Occam piacendo, siamo da quelle parti.

Per non tediare oltre, in conclusione: come fiera esponente della categoria alla quale appartengo e sempre apparterrò – è la legge delle leggi: semel pinguis, semper pinguis – esorterei dunque l’intollerabile normopeso, o, peggio, il magro l’asciutto il secco, a valutare con occhio più mite i movimenti del vicino in carne.

Dopotutto, a ben guardare, l’adesivo di cui prima raccontavo era corredato da un’illustrazione: tre sagome in corsa, una ferina (l’inseguitore), una tonda e una snella (gli inseguiti). In caso di apocalisse zombie, insomma, o fuga da bestia affamata, i ciccioni sono i primi a cadere. Come The Walking Dead insegna (spoiler alert!), conviene tenerci a portata di mano.

– Domitilla Pirro –