What’s body?

Attualmente il corpo femminile è davvero libero? Quest’interrogativo mi gira in testa da giorni. Navigo in rete, leggo articoli, all’indomani dell’uccisione di Carmela Petrucci, diciassettenne di Palermo ammazzata per difendere la sorella, Lucia, da un’aggressione da parte del suo ex, la risposta sembra essere scritta su tutte le prima pagine dei quotidiani. Il corpo e la vita di una donna vale l’attacco di gelosia di un uomo? Vale lo sfruttamento eccessivo in pubblicità volgari e sessiste? Quanto vale e qual è la concezione di validità secondo gli uomini e le donne stesse? Quanta violenza viene ancora perpetrata, direttamente o indirettamente sul corpo femminile? In rete ci sono molti blog che danno la possibilità di informarsi a riguardo. Sul blog di Femminismo a sud  vediamo un’interessante campagna che si basa sull’indagine fra la gente. La frase di apertura della campagna è: “Violenza sulle donne è…” La campagna ha avuto un grande successo e si sono raccolti parecchi spunti interessanti dai pannelli che i lettori mandavano.

Nel maggio 2009, una regista, Lorella Zanardo, metteva in rete un documentario intitolato Il corpo delle donne, visibile al link www.ilcorpodelledonne.com e su YouTube. Attraverso questo lavoro, realizzato con Cesare Cantù e Marco Malfi Chindemi, Lorella Zanardo si ribella alla dittatura dei media usando le stesse immagini televisive che quotidianamente offendono la dignità femminile.

Attraverso i commenti che le lettrici del blog ilcorpodelledonne.com le inviano, Lorella Zanardo intuisce che il silenzio delle donne è solo nella sfera pubblica, mentre nell’ambito privato sono in atto cambiamenti profondi che la società e la politica non sono in grado di riconoscere.
Dice Lorella Zanardo nel libro scritto seguendo la struttura del dvd: “Se con il documentario mi ero proposta di lavorare sulla consapevolezza delle donne, di stimolarla e se possibile di approfondirla, a partire dai danni provocati dalla tv, il libro contempla anche la proposta di un metodo concreto su come educare i più giovani a una visione critica dei media: un percorso formativo per cambiare, da subito e concretamente“. Il corpo delle donne è innanzitutto la storia di una donna che ha finalmente detto basta all’abuso mediatico del corpo femminile. Ma come lei ci sono altre donne che non abbassano la testa davanti al sessismo dei media.

Un lavoro molto interessante sull’argomento è stato svolto invece da due giovani scrittrici, Alessandra Gribaldo e Giovanna Zapperi, che con il libro Lo schermo del potere. Femminismo e regime della visibilità, edito da Ombre Corte in uscita nel 2012, indagano lo sfruttamento del corpo femminile che i media fanno quotidianamente in pubblicità e film. Su lo schermo del potere è interessante leggerne la recensione scritta da Simona De Simoni:
Di fronte alla mole impressionante di immagini femminili stereotipate e iper-sessualizzate che ogni giorno riempiono quotidiani, rotocalchi, tv, siti web, etc… etc… si provano sentimenti contrastanti. Spesso, tuttavia, le reazioni mainstream a questo stato di cose suscitano altrettanto sconcerto. Lo schermo del potere propone una riflessione articolata sul rapporto che intercorre tra cultura visuale in senso lato e genere.

Chiamando in causa alcune tra le maggiori teoriche femministe, le autrici riconducono l’immagine alla categoria più ampia di “tecnologia del genere”, fattore produttivo di soggettività in cui si intersecano diversi assi della differenza quali, ad esempio, genere, razza e classe. L’operazione consente di collocare il problema della rappresentazione in un terreno attraversato da rapporti di potere ben definiti entro cui si muovono i soggetti: l’immagine femminile – lo schermo del potere evocato dal titolo – si rivela così essere uno spazio ambiguo su cui le gerarchie si riflettono e in cui, al contempo, possono venire capovolte e ridefinire. In questo modo la dinamica binaria tra “donne vere” e “immagini false” risulta sopravanzata e sostituita dalla considerazione di relazioni molteplici tra soggetti, desideri, bisogni e rappresentazioni calate in un contesto politico e sociale determinato.

Ed è grazie ad un laboratorio, Sguardi sui Generis, nato all’Università di Torino nel 2010 con l’intento di costituire uno spazio di discussione e crescita sulle questioni di genere, un contenitore aperto, dunque, che si pone il duplice obiettivo di approfondire la formazione teorica e di favorire, al contempo, l’affermazione di una soggettività collettiva capace di confrontarsi e intervenire sulle problematiche di genere più attuali, che la semplice riflessione privata assume un aspetto seminariale con l’inaugurazione del progetto, What’s body?, una serie d’incontri per parlare del corpo femminile, come viene strumentalizzato dai media, che ruolo ha nel lavoro, come si trasforma attraverso il fitness o la chirurgia plastica. Una data del seminario prevederà l’incontro con le autrici de Lo Specchio del Potere. Ecco cosa scrivono le partecipanti al seminario:
Cos’è il corpo? In prima istanza questa domanda potrebbe suonare banale, eppure non esiste una risposta univoca, chiara e chiarificatrice. A pensarci bene, il più scontato degli oggetti non è poi così ovvio e la questione non è aggirabile: il corpo infatti non è opzionabile. Non si sceglie di possederne uno e non si scelgono i suoi connotati. Se mai, si può scegliere che farsene del corpo – e con esso di sé. Siamo convinte che questa scelta non sia soltanto individuale, ma che chiami in causa gli altri, le relazioni, gli affetti, i desideri, la politica e i conflitti. Per questo vogliamo costruire una riflessione collettiva, perché forse il corpo non è nulla al di fuori di ciò che noi stesse/i ne facciamo. Non esiste una ricetta o un protocollo per interrogare il corpo e interrogarsi sul corpo, bisogna inventarsela e noi vogliamo provarci.

Il progetto in itinere è iniziato con il primo incontro giovedì 25 ottobre e andrà avanti durante tutto l’anno accademico con incontri e discussioni, il percorso è visibile su questo sito. E voi, che rapporto avete col vostro corpo? Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Pensiamo al nostro corpo.

– Stephania Giacobone –