Recensione di un film che non potete (ancora) vedere

Recentemente ho visto un film di cui si ignora la data di uscita. Si chiama Il Talento del Bianco, di Lorenzo Bechi. Raccontarvelo sarebbe doppiamente inutile, primo perchè – appunto – è verosimile che ancora non lo possiate reperire in alcun modo; secondo perchè, nell’ ipotesi in cui riusciate a vederlo, narra una storia di quelle che non si dovrebbero mai scrivere nelle recensioni.

Un film, un regista, un attore.

Quel che può incuriosire a priori invece è che Il Talento del Bianco è un miracolo solitario. E’ un film ideato, scritto e girato in poco più di tre mesi. Il budget è ridicolo, nemmeno un centinaio di euro. E’ stato fatto essenzialmente in uno: Regia, sceneggiatura, fotografia, riprese e montaggio. Uno + 4: Il film è interpretato esclusivamente da Mauro Stagi, con la partecipazione di Andrea Corsi e di Johnson Bruni. Il supporto alla post produzione è di Davide Castagnetti. Produzione FILMSOLO (nome non casuale), ovvero sempre Lorenzo Bechi. Come si legge sotto al trailer “…è un film povero, senza troupe, senza un euro, un filmsolo, un attore e un regista e l’ aiuto di qualche caro amico. I film si possono fare. Non c’ è bisogno di migliaia di euro, non delle case di produzione, nemmeno del contributo dello Stato. I film si possono fare basta volerli.”.

Dove?

Il cinema è (era?) un’ arte così smaccatamente collaborativa, che vedere un’opera così smaccatamente solitaria è quantomeno una cosa curiosa.  Gli elevati costi di produzione e la diversità delle competenze richieste sono quasi costrittivi rispetto al metodo, ma sia per l’avanzamento della tecnica, sia per la cocciuta ricerca di solitudine di alcuni autori, sia per il fatto che i soldi sono sempre meno, di film veri che fanno del basso budget un canone ne spuntano sempre più. D’altra parte, se come nel Talento del Bianco devi rappresentare un tizio davvero isolato, è coerente lasciarlo solo sul set e solo nel film, unica compagnia quella del regista, nessuno sul set, nè gli attori nè i tecnici.

La locandina che propongo per "il talento del bianco"

Questo film fa della solitudine sia il tema che il metodo, in un minimalismo così estremo da – grazie al cielo – non essere più minimalismo. Insomma, è un film, non l’inquadratura di uno schermo vuoto di 70 minuti o un altro trucchetto concettuale, è un film vero.

Il risultato così estremo della perseveranza di un singolo è un evento significativo anche qualora nessuno dovesse mai vederne il risultato, e non a caso il film apre con la frase “non è mai solo chi è in compagnia di nobili pensieri”. Il destino più consono sarebbe quello postumo, l’essere scoperto in un cassetto come l’opera di Henry Darger. Gli auguro un destino meno eroico, ovvero di trovare una qualche distribuzione, in modo tale che possiate vederlo compartecipando alla solitudine dell’opera e di questa recensione.

 

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