Cosa leggo

Una delle rubriche che leggevo più volentieri fino a qualche tempo fa era “What I Read“, su The Wire, uno spinoff del sito dell’Atlantic: senza particolare frequenza un personaggio più o meno famoso raccontava come si informava e cosa leggeva nel corso di una sua tipica giornata o settimana. La leggevo volentieri per ragioni personali e professionali insieme: per curiosità innata (sono sempre curioso di conoscere abitudini e giornate-tipo di persone diverse da me, non so bene da dove venga questa cosa) e poi perché leggere notizie è una delle cose che faccio più spesso per interesse e per mestiere, e sono sempre alla ricerca di metodi e fonti e strumenti per rendere questa attività più efficace e proficua.

Il problema è che The Wire è stato praticamente chiuso e la rubrica in questione non è aggiornata da quasi un anno: però a me la cosa continua a interessare e vorrei leggere altri articoli come quelli, magari anche scritti da persone italiane, e allora ho pensato: comincio io, anche se non sono certo famoso, e magari a qualcuno viene voglia di fare lo stesso. E quindi quella che segue è la mia media diet: quelli a cui la cosa comprensibilmente non interessa possono chiudere la pagina, quelli che penseranno che sono un alienato si ricordino che è in grandissima parte un lavoro.

Nei giorni feriali la sveglia suona alle 6.40. Prima di alzarmi dal letto afferro l’iPhone e con un occhio scorro la posta, l’app di Breaking News e Twitter, giusto per scoprire subito se mentre dormivo è successo qualcosa di grosso. Poi mi alzo, caffè, doccia, eccetera: inizio a lavorare alle 7, da casa, e mi sposto in redazione durante la mattina al primo momento utile. Quando mi siedo davanti al computer apro di nuovo Breaking News, che scorro con più calma, insieme ai siti di BBC, Al Jazeera, New York Times, Guardian, Washington PostWall Street Journal, Repubblica e Corriere: scorro le homepage e apro i link che mi interessa leggere subito o più avanti. Questi sono anche i siti che consulto più spesso durante la giornata. Di mattina presto leggo anche la newsletter del Guardian, “Playbook” di Politico e quella di Quartz.

Una volta che mi sono messo in pari con le cose fondamentali del giorno, la sezione “Most Popular” del New York Times e quella “The Most” del Washington Post mi danno un’idea di quello di cui si parla online; e apro Political Wire, che è un sito allo stesso tempo minimal e completissimo per non perdersi nessuna cosa importante di politica americana (se ho tempo o voglio approfondire qualcosa sul tema, apro anche Memeorandum). Non leggo nessun giornale di carta dall’inizio alla fine: scorro la rassegna delle prime pagine che pubblichiamo sul Post e quando trovo quello che mi interessa lo vado a recuperare nelle edizioni online per abbonati; consulto un paio di rassegne stampa online per leggere le interviste e gli editoriali che mi interessano. Di solito faccio tutto questo in un’ora effettiva, due con le varie interruzioni.

Poi c’è Twitter, ma in realtà questa formulazione è sbagliata: prima di tutto c’è Twitter. La gran parte delle cose che leggo durante la giornata, la leggo perché mi è passata davanti su Twitter, perché l’hanno twittata o segnalata gli account che seguo. Ogni tanto mi chiedo come facevo prima che Twitter diventasse lo strumento che è adesso. Uso Twitter attraverso Tweetdeck, gli account che seguo sono questi; in più tengo d’occhio una lista privata che ho composto per non perdermi le breaking news, un’altra sulle elezioni presidenziali americane del 2016 (ancora incompleta, conto di finirla entro l’autunno) e una con notizie e opinioni che riguardano la Roma (il sito di news sulla Roma che leggo di più è LaRoma24, per la cronaca, ma anche Voce Giallorossa non è male). Uso ancora un lettore di feed RSS, ma sempre di meno e solo per seguire i pochi blog di cui tento di non perdermi niente, a parte quelli del PostAlastair Campbell, Friday Prejudice, Giavasan, Vitiello, Leonardo, Rocca, Mantellini, Bordone, Nomfup, Cundari e qualche altro. Non guardo telegiornali mai: mentre lavoro accendo la tv sui canali all news solo se ci sono grossi eventi in corso.

Se ho tempo per ascoltare qualcosa mentre vado in redazione, ascolto il podcast di Prima pagina di Radio 3: ma dipende anche da chi è il presentatore della settimana. Cosa leggo nel resto della giornata dipende molto da come si sviluppa il lavoro al Post, dalle cose che succedono e dalle storie che stiamo seguendo: ma di solito almeno una volta al giorno apro anche le homepage di Slate, dell’Economist e di Haaretz, e leggo quello che mi interessa. Almeno una volta al giorno apro anche Internazionale, l’edizione italiana di Wired, Ultimo Uomo e il sito del Foglio. Se non ci sono imprevisti o notizie developing, finisco di lavorare al Post tra le 18.30 e le 19. Dopo una giornata passata a leggere, di solito la sera ci rinuncio: se non ho altre cose da scrivere preferisco uscire, andare in palestra o a correre, guardare un film o una serie tv oppure recuperare qualcosa di interessante andato in tv mentre lavoravo. Se proprio mi va di leggere, sfoglio il New Yorker, che mi arriva a casa ogni settimana, oppure un libro che nella gran parte dei casi non finirò.

Nel weekend, se e quando ho tempo e voglia di leggere, sfoglio su iPad la Repubblica, il Corriere, la Stampa e il Foglio; se sono usciti da poco anche IL, oppure Studio ed Eight by Eight, a volte Internazionale; se è estate e sono in vacanza allora anche la Gazzetta dello Sport, ma quello è soprattutto il momento in cui mi metto in pari con i numeri del New Yorker che si sono accatastati durante l’anno. Uso Facebook ma solo per scopi sociali, non per leggere le notizie; ho molte app di news sull’iPhone ma quando sono in giro salvo casi eccezionali apro solo quella di Twitter e ovviamente quella del Post.

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