Piangina, dicono qui

Francesco Costa

Vicedirettore del Post, conduttore del podcast "Morning". Autore dal 2015 del progetto "Da Costa a Costa", una newsletter e un podcast sulla politica americana, ha pubblicato con Mondadori i libri "Questa è l’America" (2020), "Una storia americana" (2021) e "California" (2022).

Ai tempi delle elezioni politiche del 2008, trovai molto puerili e immature le accuse a Veltroni di avere ucciso-la-sinistra, per via del fatto che il PD aveva prosciugato i voti della cosiddetta Sinistra arcobaleno: ed è un mantra che alcuni ripetono ancora. Al di là dell’analisi sui fatti di quegli anni, la lamentela mi sembrava infantile perché non si può accusare un partito di aver rubato i voti a un altro partito, è proprio una cosa fuori dal mondo. A questo servono le campagne elettorali, a cercare di farsi votare da chi prima non ti votava. Poi le campagne elettorali si possono fare bene o male, correttamente o scorrettamente, e ognuno se ne prende la responsabilità davanti agli elettori. Ma questo sono: cercare di conquistare consensi a spese di qualcun altro, e ognuno fa del suo meglio per riuscirci.

Per questa ragione trovo altrettanto puerili le accuse del segretario milanese del PD a Valerio Onida per via della sconfitta di Stefano Boeri alle primarie milanesi. Non solo perché poco elegantemente rivolte a una persona che potrebbe tranquillamente fare il presidente della Repubblica – «un giovane settantenne rottamatore» – ma anche perché attribuiscono a Onida, avversario del candidato del PD, la colpa nientemeno di aver tolto voti al candidato del PD. Guarda un po’.

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