Cosa sta succedendo a due settimane dalle Olimpiadi


Tokyo è di nuovo in stato di emergenza e ci resterà fino al 22 agosto, quando i giochi olimpici saranno finiti. Da più di un anno la città rimbalza da questa condizione a una di semi-emergenza, ma che significa di preciso? Le regole sono cambiate nel corso dei mesi, adesso i ristoranti e i locali devono chiudere alle 20, non possono somministrare alcol e non si può bere all’aperto, in strada o nei parchi, ma non sono previste sanzioni per chi trasgredisce. Dall’inizio del 2021, che ha avuto più settimane di stato di emergenza che non, le abitudini si sono molto rilassate rispetto a un anno fa: basta andare nei quartieri dove si esce la sera per notare che soprattutto i giovani gestiscono la città come pare a loro. I locali dove si balla sono aperti, così come i bar, e gruppi autogestiti si siedono negli spiazzi e sui muretti vicino alle stazioni, ricreando delle scene che forse non si vedevano da decenni. Persino la palestra del comune vicino casa mia, molto ligia nel chiudere i battenti all’inizio dello stato di emergenza, col tempo ha deciso di fare finta di niente e, con tutte le precauzioni, ha riaperto provocando ondate di gioia nei bambini che frequentano i corsi di ginnastica e nei loro genitori.

La campagna di vaccinazione è partita lentamente, ha poi guadagnato velocità raggiungendo e superando il milione di inoculazioni al giorno e adesso, arrivata al 15% della popolazione completamente vaccinata sta rallentando. In un primo momento le dosi erano destinate alle fasce di età più alte, ma le piccole cliniche si sono organizzate indipendentemente per inoculare la quantità rimasta a fine giornata a chiunque ne avesse bisogno. Io stesso ho seguito questa modalità, e dopo avermi fatto il vaccino il medico ha chiesto a tutti se avessimo amici in zona perché ne avanzava. Ho prontamente chiamato i miei familiari e tutti hanno ricevuto l’iniezione. Ora molti di coloro che hanno ricevuto la prima dose si sono visti cancellare l’appuntamento per il richiamo a causa di ritardi nella consegna e problemi di distribuzione. L’impressione è che, come spesso succede in Giappone, il processo di vaccinazione sia stato gestito in modo confusionario e incerto dai piani alti della politica, e fatto comunque funzionare dal senso pratico e dall’intelligenza di medici e strutture locali. La promessa del governo è che l’intera popolazione sarà vaccinata per la fine di agosto, anche se le elezioni amministrative di Tokyo hanno chiaramente fatto capire che la fiducia verso il partito di maggioranza è caduta a livelli infimi.

In questo scenario si stanno per aprire i giochi olimpici, passati da evento oceanico a gare con un pubblico dimezzato a -decisione di ieri- prime olimpiadi senza pubblico sugli spalti, e pazienza per il nuovo stadio da 68000 posti inutilizzati. In questi giorni i numeri del contagio fanno pensare all’inizio di una nuova ondata, la quinta, e la variante delta fa paura a organizzatori e sponsor che hanno già cominciato a ridimensionare silenziosamente la loro presenza. Ormai è chiaro che i giochi si devono tenere quasi solo per onorare l’impegno relativo ai diritti televisivi e che se non ci fosse l’onere di pagare una enorme penale il Giappone e la città di Tokyo avrebbero volentieri scaricato il Comitato Internazionale Olimpico.

Nel 1945, quando il generale McArthur usciva dal suo quartier generale a Yūrakuchō, durante l’occupazione di Tokyo, c’era una fila di cittadini giapponesi a salutarlo con rispetto, nonostante il suo esercito avesse ridotto la capitale a un ammasso di macerie e sganciato due bombe atomiche sul paese. Questo rispetto riservato ai nemici di guerra non si è manifestato nei confronti di Thomas Bach, il capo del Comitato Internazionale Olimpico, diventato una specie di manifestazione diabolica dell’avidità pronta a passare sui corpi delle vittime del virus. Questa situazione intricata solleva molti interrogativi relativi alla sovranità e al processo democratico o meno che governa questi eventi. A chi spetta decidere se un evento deve essere tenuto a ogni costo o si può annullare? In questo caso l’unico potere decisionale è rimasto nelle mani del CIO, che in caso di cancellazione unilaterale da parte del Giappone avrebbe potuto esigere una penale enorme, da aggiungere al denaro già messo da sponsor e altri investitori.

La domanda che io mi faccio è: nessuno aveva pensato a un’evenienza tutto sommato plausibile come questa pandemia? Altri virus nel passato recente hanno dimostrato di potersi diffondere mettendo in pericolo la circolazione delle persone e le attività collettive (oltre che la vita dei contagiati, ovviamente); non dovrebbe essere il lavoro di politici, amministratori e organizzatori prevedere questi scenari?
La decisione di tenere le gare in strutture senza il pubblico ha finito per completare quello scollamento tra le Olimpiadi e il pubblico giapponese: ormai non solo l’entusiasmo ma anche l’interesse per i giochi sta scemando, i pupazzi mascotte guardano dai manifesti affissi in tutta la città con un’aria che sembra afflitta, e il centro stampa, dove sono andato a ritirare il mio pass per seguire le competizioni come giornalista, ha un’aria desolata e provvisoria. Chi abita qui è abituato a fidarsi della capacità del Giappone di trarre il meglio dalle disgrazie, ma questa volta sembra molto più difficile del solito.

Io seguirò le olimpiadi scrivendone sui social e facendone un podcast, seguitemi anche lì se vi va.