Maschilismo e chiacchiere

Chi è Yoshirō Mori? È un ex primo ministro giapponese, un politico molto influente che ha continuato a ricoprire posizioni di potere fino a qualche giorno fa, quando si è dimesso dopo aver detto che nelle riunioni è meglio ridurre il numero di donne perché queste, a causa di una forte competitività, appena vedono che una di loro prende la parola, vogliono partecipare e intervengono allungando i tempi della discussione. 

Una affermazione di questo tipo anche solo dieci anni fa non avrebbe provocato altro che un po’ di critiche e imbarazzo magari nascosto dietro dei sorrisi di circostanza. In anni recenti ho sentito dire ad alcuni politici del partito di governo cose terribilmente razziste, discriminatorie verso le minoranze, la pace, i diritti umani, gli stati vicini, la verità storica, le donne, i giovani. Certe posizioni che nelle conversazioni normali sono rigorosamente vietate per i politici sono delle medaglie di merito. L’episodio di Mori, però, ha provocato una reazione impossibile da minimizzare, le critiche sono diventate pressioni per farlo dimettere dal suo ruolo di capo del comitato organizzativo delle olimpiadi, e le dimissioni alla fine sono arrivate. È stata una cosa insolita e inaspettata in questo paese, ma cosa ha portato a questo? Un po’ di cambiamenti, ad esempio c’è stato il movimento #metoo, anticipato in Giappone dalla denuncia di Shiori Itō, una giornalista che ha subìto uno stupro da parte di un giornalista molto vicino all’ex premier Abe. Arrivati a questo punto le “gaffe” sessiste degli uomini in posizioni di potere appaiono sempre di più come espressione di un ambiente giurassico in cui questi anziani vivono in un’atmosfera modificata che non ha niente a che vedere con la realtà di chi se li ritrova come amministratori. Il sostituto di Mori dovrebbe subentrargli questa settimana e, chiunque sia, si troverà a dover gestire una situazione molto complicata in cui i giochi olimpici, già rimandati di un anno, sono sempre minacciati dalla pandemia e da un deficit ormai mostruoso e difficile da controllare.

Nel frattempo anche i giapponesi con i supporti adatti si sono lanciati a capofitto nella realtà di Clubhouse, la app che permette di farsi quattro chiacchiere con chiunque ne abbia voglia. Io ci ho passato un discreto monte ore e ho assaporato le differenze tra le stanze di italiani e giapponesi. 

In Giappone un sacco di conversazioni riguardano l’arte, la musica e gli spettacoli. Tantissimi musicisti famosi aprono stanze per parlare di musica, progetti futuri, discutere idee, e spesso le stanze gestite da superstar della televisione o del Kabuki (ad esempio il mitologico Ebizō) raggiungono subito i 5000 partecipanti e non ci si può entrare. Per ora la mia esperienza include una chiacchierata con un cantante che recita anche nei panni di un Dekaranger in uno sceneggiato per bambini dove appare mascherato e in calzamaglia e salva il mondo dagli alieni (qui alcune immagini). Ho partecipato poi a una discussione con un gruppo di cuochi giapponesi che si scambiavano idee sulle ricette per i loro ristoranti italiani, francesi, di rāmen e di sushi. È stato interessante capire cosa amano servire ai clienti e cosa invece preferiscono mangiare a porte chiuse durante la pausa, io mi sono inserito per carpire dal cuoco di sushi i segreti per la preparazione del sashimi e dello sgombro marinato, alimentando così una passione maniacale grazie a gentilissimi sconosciuti. Sono entrato in stanze i cui partecipanti avevano come foto del profilo personaggi famosi o cartoni animati e parlavano solamente facendone le rispettive imitazioni, un’esperienza che dopo qualche minuto è straniante e spossante. In alcune stanze ci sono bonzi che parlano di religione, e chiudono il tutto facendo ascoltare dei sūtra; un mio amico fa ascoltare i successi del pop indonesiano e thailandese degli anni ‘80, come se fosse una radio. In generale in Giappone tutto ha già trovato una sua specificità, una nicchia, non si trovano gruppi grandi di persone che parlano tutte insieme, ma chi partecipa normalmente fa un breve intervento e poi ascolta. E poi non esiste la politica perché alla fine non interessa a nessuno e non si sente nemmeno nelle conversazioni all’aria aperta. L’amore giapponese per la chiacchiera è declinato con un ritmo rilassato, lento come una ninna nanna, e poi a un certo punto arriva un terremoto forte e lungo come è successo sabato sera. Guardando le suppellettili tremare per un minuto abbiamo continuato la conversazione, era tanto che non si sentiva una cosa così forte, direi dall’epoca del grande terremoto del Tōhoku di cui questo pare fosse un assestamento tardivo. Per il nostro pianeta dieci anni sono un attimo, e noi abbiamo continuato a parlare chiedendoci come va? Da voi è caduto qualcosa? E ammettendo che abbiamo tutti paura di quando arriverà quello veramente grande.