La fotografia di strada per strada

Ho visto le foto di Tadashi Onishi per la prima volta nel catalogo della manifestazione Trieste Photo Days del 2018 e mi sono piaciute molto, quindi ho cominciato a seguirlo sui social. Ci siamo poi incontrati durante una mostra collettiva del gruppo Void Tokyo, di cui fa parte, e abbiamo fatto amicizia nel mondo reale.

Prima di co-fondare questo gruppo, Tadashi ha cominciato a interessarsi alla fotografia di strada scoprendo i lavori di Daido Moriyama, William Klein e altri artisti. Questo stimolo è arrivato tardi, verso il 2014, dopo anni passati a fare foto molto tradizionali: i ricordi dei viaggi o dei momenti più importanti con la famiglia o gli amici. A quel punto Tadashi ha fuso la sua passione per l’arte contemporanea, la venerazione per i maestri della fotografia giapponese come Shoji Ueda e ha cominciato a creare un suo stile personale.

Parlandoci un po’ mi sono reso conto che gli piace molto esplorare le differenze di approccio tra giapponesi e occidentali; a lui sembra che nella fotografia (e nell’arte) occidentale ci sia sempre un messaggio, un’idea espressa, un contenuto chiaro, un’idea politica: cose che nell’arte giapponese tradizionalmente non ci sono.

La fotografia per i giapponesi è uno strumento per mostrare qualcosa che non è possibile esprimere in altre forme, e non la prosecuzione di una affermazione già enunciata altrove. Questa è una generalizzazione e probabilmente anche datata, visto che le influenze tra fotografi che vivono lontani si moltiplicano a velocità sempre maggiore e oggi tutti imparano da chiunque nel mondo.


Il gruppo di fotografi Void Tokyo pubblica una rivista cartacea che vende per la metà fuori dal Giappone, Tadashi e gli altri espongono spesso all’estero, specie in Europa. Le loro immagini di una città sgranata ed essenziale presentano spazi vuoti riempiti dalla fotografia e dalle persone che ci passano, spesso riprese in primo piano e da vicino. A questo proposito un membro del gruppo, Tatsuo Suzuki, che era stato scelto come protagonista di un video promozionale per Fujifilm, è stato escluso dal progetto quando molti hanno protestato sostenendo che le persone ritratte non avevano nessuna voglia di finire nelle sue fotografie e anzi stavano subendo una violenza. La domanda è: a chi appartiene l’immagine di una persona che cammina per la strada? 

Un’idea di Tadashi che a me piace moltissimo è ROZOU: una mostra serale di sue foto di strada proiettate su una parete di Shinjuku. Lui piazza il suo proiettore, diffonde della musica, guarda le sue immagini che si susseguono mentre i passanti camminano, ignorano, si meravigliano e qualche volta si fermano per chiedere di che si tratta e chiacchierare. In 2 anni ci sono state 43 edizioni, l’ultima sabato scorso.

Chiunque abiti a Tokyo si chiede se questa occupazione del suolo pubblico sia illegale, ma per qualche motivo sembra non ci sia il divieto per la proiezione serale di fotografie sui bandoni di un cantiere: è un vuoto legislativo che spero non venga mai colmato. Il tutto mi sembra un incrocio tra l’esibizione (gratuita) di un artista di strada, una installazione, una festina tra amici.

Tadashi mi dice “In una serata, delle centinaia, forse migliaia di persone che passano, 20 si fermano a guardare e 5 attaccano discorso, fanno domande. Sono amanti della fotografia o curiosi in generale che spesso rimangono in contatto (ho dei volantini), e io sono contento perché la fotografia di strada ritorna in strada, invece di rimanere nelle mostre dove la vede sempre lo stesso gruppetto di persone. L’idea è nata dall’invidia per i musicisti di strada che potevano farsi sentire dai passanti, allora ho pensato di fare la stessa cosa. Per me fotografare è come mangiare, lavorare, dormire, una azione vitale. Io fotografo per ricordare quello che vedo e comunicarlo agli altri, vorrei farlo il più possibile, e non importa se alle mie foto non viene riconosciuto valore. Spesso le foto acquistano una loro vita dopo decenni o secoli”

A ogni proiezione di ROZOU (che poi significa “sulla strada”) si raduna un gruppetto di simpatizzanti che poi si conoscono tra loro, bevucchiano delle birrette in lattina, attaccano discorso con chi si è fermato, si creano traiettorie e discorsi casuali affascinanti, poi la batteria del proiettore finisce, Tadashi smonta tutto, saluta e ce ne torniamo a casa.