Le elezioni amministrative di Tokyo

Il 5 luglio a Tokyo si voterà per scegliere sindaco e consiglio comunale di un’area densa di 14 milioni di persone. Questo significa settimane di camionette che girano per l’area metropolitana diffondendo slogan e comizi dei candidati, poster con facce photoshoppate malamente che chiedono il voto in ogni strada della città. Nonostante io sia residente qui da tanti anni, non posso votare perché in Giappone questo diritto spetta solo a chi ha la cittadinanza. Guardo quindi alle elezioni con una consapevolezza passiva, ecco a voi alcuni dei candidati.

 

Yuriko Koike:
La sindaca attuale (si chiamerebbe governatrice, ma io preferisco sindaca) ha guidato la preparazione di Tokyo alle Olimpiadi, deciso il discusso trasloco del mercato del pesce da Tsukiji a Toyosu, affrontato la crisi COVID in modo deciso e per ora efficace. È stata ministra del partito di governo (il Jimintō di Abe) ma ora si presenta come indipendente, forte del seguito che ha raccolto negli ultimi anni. È poliglotta, ha studiato in Egitto, emana affidabilità nelle occasioni ufficiali, è una figura femminile rara nel panorama politico giapponese prevalentemente misogino e sessista. Koike ha una politica che prevede lo sviluppo economico e l’attenzione alla sostenibilità ecologica, spesso ha dimostrato di essere poco aperta verso le minoranze presenti in Giappone ed è ruvida nei rapporti internazionali con i paesi vicini. Sostiene il diritto dei politici a visitare il santuario Yasukuni in veste istituzionale e non è ben disposta verso i diritti dei giapponesi di origine coreana. In definitiva una visione politica conservatrice e nazionalista.

Kenji Utsunomiya
Si candida a sindaco per la terza volta dopo essere arrivato secondo alle precedenti, è un attivista per i diritti civili dei meno privilegiati. È stato presidente della federazione degli avvocati del Giappone. I suoi obiettivi sono garantire a tutti l’accesso allo studio, alla casa, alla salute. Ha criticato il governo per le misure prese durante la pandemia e pensa che probabilmente le olimpiadi andrebbero annullate definitivamente. Ha 73 anni ed è sostenuto da una coalizione di sinistra che comprende anche il partito comunista giapponese, l’unico che sostenga la necessità del diritto di voto agli stranieri.

 

Taro Yamamoto
Si è dato alla politica dopo la crisi nucleare del 2011, proponendosi come una forza anti-sistema. Sostiene che il Giappone debba rinunciare all’energia nucleare e alle Olimpiadi e vorrebbe dare aiuti economici alle fasce più colpite dalla crisi economica. Nel 2013 ha infranto gravemente l’etichetta richiesta a un politico quando, durante una cerimonia pubblica, ha consegnato all’imperatore una lettera per sollecitarlo a intervenire contro il governo. L’imperatore non è una carica politica e il volerlo coinvolgere è stata una mossa squalificante secondo molti. Quando lo vedo non riesco a scacciare il ricordo di una telenovela in cui recitava in modo terribile (faceva l’attore prima di entrare in politica).

 

Makoto Sakurai
È un ultranazionalista che non sfigurerebbe come militare degli anni’30. Il suo impegno è rivolto principalmente a ridurre il numero di stranieri nel paese, e comunque a negare i diritti agli stessi, specie cinesi e coreani anche se di seconda o terza generazione. Il suo partito si chiama “prima il Giappone”, un format già propugnato con vario successo in altri paesi. Una particolarità linguistica: quando parla della Cina usa il termine razzista tipico del periodo coloniale. Propugna una legge per vietare l’incitazione all’odio razziale contro i giapponesi. Propone l’eliminazione delle tasse locali.

 

Masayuki Hiratsuka
Sarebbe semplicemente uno youtuber se non si fosse candidato a sindaco di Tokyo. Dopo aver lasciato gli studi universitari ha deciso di cavalcare notizie false come la teoria secondo la quale il terremoto del 2011 sarebbe stato causato dall’uomo. Il suo motto per queste elezioni è “Il corona è una semplice influenza” con tutto il contorno di complottismo contro i governi bugiardi.

Takashi Tachibana
Dopo averci lavorato, ha fondato il “Partito per difendere la cittadinanza dalla NHK”, cioè dalla rete televisiva pubblica Giapponese e dal suo canone obbligatorio. Ha affermato la necessità di un genocidio per le persone stupide, in modo che solo gli intelligenti sopravvivano. Per queste elezioni ha candidato anche una ragazza che nei manifesti elettorali indossa solo un reggiseno fatto con le due maschere inviate a tutti dal governo: dice che verranno rimosse con uno spogliarello in caso di vittoria. Tachibana soffre per sua stessa ammissione di sindrome bipolare.

 

Makoto Nishimoto
Nome d’arte “super crazy kun” dove kun è l’appellativo dato ai ragazzi: giovane estremamente matto, quindi. Col motto “scegliete: o me o Yuriko” spera di richiamare al voto una maggioranza di giovani normalmente apatici rispetto alle elezioni. Nishimoto sembra un hosto (host, intrattenitore di locale per donne) e in passato ha fatto parte della yakuza come suo padre. Nei comizi itineranti sfoggia i paramenti da affiliato, porta con se delle ragazze immagine con cui balla, invita al voto con un enorme orso peluche. Col suo programma vuole favorire la vita notturna della capitale e il divertimento per i giovani.

Come andrà?
I sondaggi danno la sindaca uscente superfavorita, e in giro si percepisce poca voglia di cambiare la manovratrice. A parte le idee politiche, in questo periodo di incertezza destabilizzante i tokyesi preferiscono affidarsi a una guida che sa già come funziona la meccanismo di governo e che salvaguarda il benessere economico, minacciato dalle crisi economica e sanitaria. Staremo (solo) a vedere.