Ceramiche e cactus

Tokyo, 11 febbraio, 164  giorni alle olimpiadi

Qualche mese fa ho deciso di visitare di più i musei e le mostre di Tokyo, cosa che si finisce per non fare abbastanza nella città in cui si abita. Tra i musei che ho scoperto ci sono Idemitsu e Mitsui, entrambi in origine collezioni private di grandi magnati (del petrolio e della finanza, rispettivamente) che, dal periodo Meiji hanno accumulato arte tramandandosela per generazioni. La collezione Idemitsu ha delle ceramiche di epoca Jōmon, vasi con la bocca in fiamme, suggestivi e potenti (ho capito perché all’artista Tarō Okamoto piacessero tanto). E poi, sia nel museo Idemitsu che in quello Mitsui, sale e sale piene di tazze da tè. Come i signori del Giappone feudale prima di loro, i capitani d’azienda dell’800 erano appassionati di cerimonia del tè, del mondo scarno ed essenziale scaturito dalla visione zen. Non mi sono mai sentito così impreparato davanti a una mostra: decine di ceramiche cotte nel 1600, ai miei occhi quasi indistinguibili, ammiratissime dagli altri visitatori, giapponesi sui 70 anni che commentano e sospirano con trasporto. Alcuni pezzi hanno un nome proprio, come fossero un membro della famiglia. In qualche modo mi godo le mostre ma è chiaro: non sono abbastanza preparato per capire questo mondo.

La sera stessa uno dei miei migliori amici, Saba Kun mi invita a casa di suoi amici: si cena e si guardano i cactus (cacti?). Sì, loro da qualche anno si sono appassionati al collezionismo di cactus e agavi, li tengono in piccoli vasi nelle loro camere e quando si incontrano a casa di amici li portano per disporli uno accanto all’altro, lodandoli. Che sia questa la nuova cerimonia del tè per i tokyesi attorno ai 45 anni? Mangiare, bere qualcosa (spesso tequila per richiamare il tema agave) e ammirare le piante e le ceramiche ricercatissime che le contengono. Noto che i gesti sono gli stessi della cerimonia: piccoli oggetti sollevati all’altezza degli occhi, scrutati da ogni angolazione, lo sguardo beato nell’apprezzare la natura, i sospiri di lode condivisi con i compagni di passione. È così che io studio antropologia applicata alla vita quotidiana e giungo a conclusioni sulle quali gli interessati probabilmente non sono d’accordo. Scusa Saba kun e grazie degli insegnamenti.

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