Asilo in Giappone: la lettura

Tokyo, 4 febbraio, 171 giorni alle olimpiadi

Per motivi facilmente immaginabili da qualche anno ogni mattina e pomeriggio vado e torno da due asili. Entrarci mi fa ripensare a quando li frequentavo da figlio e noto le differenze. Il paragone è particolarmente asimmetrico perché non solo sono passati tanti anni (io lo chiamo ancora asilo mentre adesso sarebbe scuola dell’infanzia, ma sarà asilo in questo pezzo), ma tra Udine e Tokyo ci passa un universo.

Una grande differenza  è la presenza pervasiva di libri nell’asilo giapponese. In questo paese fortemente digitalizzato il rapporto tra bambini e illustrazioni stampate è fortissimo. Ogni giorno c’è un momento in cui i maestri aprono un libro, lo rivolgono verso i piccoli seduti per terra e, indicando le immagini, lo leggono. Ricorda un po’ i cantastorie con i loro teli disegnati. E infatti il Giappone è (era)  il paese dei kamishibai, intrattenitori di piazza che usano dei pannelli illustrati mentre raccontano le storie. 

I bambini qui cominciano a usare i libri come un giocattolo, in ogni asilo ci sono scaffali aperti da cui servirsi, e nei momenti di gioco una buona parte dei piccoli preferisce la lettura alle trottole, ai blocchi o ai costumi da principessa. I fratelli e le sorelle maggiori imitano con i minori quello che hanno visto fare ai maestri e a casa indicano le figure e raccontano la storia, spesso improvvisando su quello che ricordano. In tutti gli asili che ho visto qui c’è un angolo biblioteca che permette il prestito: si scrive il proprio nome e si possono portare a casa i volumi per qualche giorno. In un asilo ogni settimana i maestri mettono all’uscita degli scaffali e consigliano a ogni bambino i libri adatti a lui. Ci si può attardare a leggerli un po’ con i genitori o portarli a casa. Una volta ho visitato una classe elementare e mi sono meravigliato di come la prima mezz’ora fosse dedicata alla lettura individuale: ogni scolaro aveva davanti a sé un libro e lo leggeva in un silenzio assorto, religioso. Un comportamento impensabile per la mia classe dell’epoca. Ma basta cominciare presto, all’asilo, con i libri giusti.

E tra illustrazioni sognanti, mondi fantastici, colori e storie il mio preferito è un libro che parla delle gare sportive di Buddha e dei bodhisattva. Ognuno, grazie alle sue caratteristiche specifiche (molte braccia, grande stazza, fiamme incorporate ecc.) è più forte in una disciplina. Avrei voluto leggere, da piccolo, un libro sulle olimpiadi dei santi, ma forse il cattolicesimo degli anni ‘80 non era pronto a queste riletture pop.



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