Halloween a Tokyo

Ciao, sono tornato e da oggi aggiornerò con regolarità variabile questo blog da Tokyo


Da quanto tempo non nasce una nuova tradizione, dove abitate voi? A Tokyo da pochissimo: la ricorrenza di Halloween è passata in pochi anni da una festa per pochi, principalmente gente che aveva a che fare con il mondo anglosassone, a un fenomeno onnipervasivo. Non conosco le tradizioni statunitensi, ma ho l’impressione che qui in Giappone i giorni a ridosso del primo di novembre abbiano un carattere tipico locale. L’elemento fondamentale è il travestimento, e d’altronde in un posto che ha inventato il cosplay è il minimo che ci si possa aspettare; la zona per ammirare le mascherine è sicuramente Shibuya, l’unico posto a Tokyo che abbia conservato la forma e la concezione di “piazza” in cui abbia senso fare lo struscio.

Esaltando la naturale predisposizione umana a mettersi in mostra, Halloween porta per le strade mareggiate di ragazzi e ragazze vestiti principalmente da cose spaventose, con sfoggio di costumi basati su manga, anime, cultura pop rivisitata in chiave horror. Per le ragazze qualsiasi cosa sexy-horror funziona benissimo: infermiera sexy-horror, donna delle pulizie (maid) sexy-horror, studentessa delle superiori sexy-horror eccetera. Si vedono molti centimetri e anche decimetri di pelle lasciata nuda così, perché è Halloween, e parlo anche di maschi che colgono l’occasione per sfoggiare la tanto sudata palestratura. Insomma tutta Shibuya è una carnevalata in cui di fatto non succede niente di speciale, non ci sono spettacoli, concerti, sfilate, carri, scherzi, solo gente che dà spettacolo di sé. L’affollamento e il senso di euforia rappresentano un incubo per le forze dell’ordine: ovunque c’è gente che passa con il rosso, distratta dalla fiumana di personaggi da vedere, fotografare, complimentare per la maschera, rifotografare. La pulizia del quartiere è messa a dura prova. In questi giorni poi si impennano le denunce per molestie sessuali, in effetti la combinazione di gruppi di maschi spesso abbastanza benzinati e gruppi di ragazze molto svestite non promette in genere approcci cortesi da gentiluomini d’altri tempi. Eppure i costumi sexy di cui sopra non hanno quasi mai una componente di invito sessuale, sono quasi una espressione astratta della provocazione, ma non voglio avvitarmi in elucubrazioni teoriche.

In un certo modo il tutto è la cosa più vicina a una movimento di piazza che il Giappone possa mai vedere, con qualche accenno di rivolta violenta: tre giorni fa dei passanti hanno ribaltato un furgoncino per poi ballarci sopra, solo perché se lo erano trovato davanti mentre passavano sulle strisce pedonali del famoso incrocio. Le immagini sono sconvolgenti e inedite per Tokyo e hanno fatto arrabbiare le autorità che hanno proibito la vendita di alcol nella zona per i giorni seguenti. Eppure ieri, passeggiando ho visto un commercio sottobanco incontrollato di shottini di tequila, che secondo me tra tutte le bevande è la più deleteria per l’autocontrollo. A un certo punto della serata comincia a essere difficile capire se le persone che si hanno davanti siano veramente poliziotti, liceali, donne o Sailor Mars. Alla carovana partecipano anche i tunatori di macchine e moto pimpate. In determinate zone ci sono auto e furgoni con luci blu, neon interni ed esterni, sospensioni idrauliche saltanti, pareti di casse che sparano tunza tunza dal bagagliaio aperto, moto cavalcate da Batman, Mario Luigi, Jack Sparrow o Darth Vader. In qualche anfratto la gente monta un sound system e chi passa si ferma a ballare. Alla fine mi trovo a dare un nuovo senso alla festa dei morti: celebrarla con un grande carnevale in cui ci si sente molto vivi.

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