Lamentarsi

Da un punto di vista radioattivo non sarebbe stato necessario venire qui, perché il livello di Tokyo non è pericoloso per gli uomini. Ma staccarsi dalla metropoli ha significato lavarsi da dosso parecchia tensione. Le scosse di assestamento continuano a titillare Tokyo, e tutti dormono male, pronti alla fuga, con la giacca, la torcia elettrica vicino al letto. Qui a Kyoto finalmente ci si può fare la doccia scialando il tempo, mentre prima cercavo di limitare quella finestra di vulnerabilità estrema del corpo bagnato che prima di asciugare e vestire fa in tempo a caderti addosso tutto lo Sky Tree. Si può usare l’energia elettrica senza quel senso di colpa inevitabile quando la rete ne ha poca.

Adesso sto riflettendo sulle cose che non ho visto nemmeno durante i momenti più tremendi dell’emergenza di questi giorni. Non ho visto prezzi gonfiati a causa della grande richiesta e della scarsa offerta. Tutto costava come in un giorno normale. E Dio sa se si sarebbe potuto approfittare della penuria di pane ed altri generi alimentari per drogare i prezzi. Non ho visto gente lamentarsi della lentezza nei soccorsi, del dover risparmiare la luce e la benzina, del dover mangiare quello che capitava, dei treni che arrivavano in ritardo. Nessuno si è lagnato per il semplice motivo che sarebbe stato immorale verso la gente la cui vita è stata risucchiata dal fango. Non ho sentito di furti nelle zone e nelle case distrutte. Non ho sentito di crimini in generale. Lo so che i più disillusi mi diranno che sono un gonzo e che certo non me lo vengono a dire a me, ma io non ne ho sentito parlare.

Ho invece sentito un minus habens dire che lo tsunami è stata una punizione divina per le colpe di non ho capito bene chi. Ecco, spero che con questa idiozia la carriera di quell’uomo minuscolo sia finita definitivamente.

Per chi non lo sapesse si tratta del sindaco di Tokyo.