Le curve nel PdL

È ovviamente piaciuto al “Giornale” lo scherzo di un dirigente repubblicano del Minnesota che ha messo on line una galleria di bellezze dell’Old Party (Sarah Palin, Laura Ingraham, Ann Coulter) contrapponendole alle galline vecchie del partito democratico Hillary Clinton, Madelein Albright e Nancy Pelosi. La storiella ha dato modo al quotidiano di Feltri di titolare su uno degli stereotipi più amati dai berlusconiani: «a destra donne sexy, avversarie inguardabili». Immaginiamo che anche per questo snodo passi quella che Sandro Bondi chiama la riconquista dell’egemonia culturale. E già, perché per tanto tempo lo schema era esattamente il contrario: belle, emancipate e desiderate a sinistra, casalinghe e donne-oggetto a destra. Dalla Valentina di Crepax alla Luciana Castellina dei tempi d’oro, passando per Monica Vitti e Jane Fonda, erano le ragazze femministe e progressiste a far sognare e ci è difficile ricordare qualcosa di equivalente nell’immaginario di centrodestra (salvo Patty Pravo, che però fa storia a sé). Per perfezionare l’operazione politico-estetica, tuttavia, al centrodestra italiano manca ancora qualche passaggio: una donna ministro degli Esteri come la Clinton, oppure una come la Pelosi che riesca a far passare la più rivoluzionaria riforma vista in America da qualche decennio, o almeno, una Barbarella con l’elmetto da vietcong. Per ora non c’è dubbio che nel Pdl le curve giuste ci siano, vedremo quando arriverà il resto.