Che fa la Camera durante la partita?

Si difende meglio la credibilità del Parlamento continuando a votare durante la partita dell’Italia o accelerando i lavori per vedersela in pace? In America, se il Senato lavorasse durante il Superbowl sarebbe giudicato poco meno che antipatriottico. E in Italia? La seduta-fiume della Camera sul decreto per gli enti lirici si incarta sull’interrogativo. Per Casini si deve continuare a votare, se no Di Pietro dirà che “la casta” sacrifica al tifo gli interessi del Paese.

Il Pd si accoda: dibattito a oltranza, Lippi può attendere. Il Pdl tiene botta e si attrezza al sacrificio rituale. La seduta fila via, ora dopo ora. Nel centrodestra i più tranquilli sono gli “ex” con lunga pratica di opposizione. L’ex comunista Bondi, innanzitutto, granitico per trenta ore consecutive ai banchi del governo. Gli ex missini cresciuti col modello del filibustering almirantiano. Gli ex radicali abituati a Pannella. Al tavolo dei Nove Granata e la Frassinetti non sembrano neanche stropicciati. Della Vedova riesce a sonnecchiare e votare contemporaneamente. Tutti gli altri invocano la riforma dei regolamenti. L’Idv è smarrita e comincia a chiedersi se lo sforzo titanico immaginato per sbancare sui giornali di domani sarà ricompensato. Insomma: se vince (o perde) l’Italia, la lotta continua per la Turandot riuscirà a “fare notizia”?