Una donna è stata sbranata da una tigre in uno zoo in Cina

Una donna è stata sbranata da una tigre in uno zoo in Cina

Sabato pomeriggio al Badaling Wildlife World, uno zoo safari vicino Pechino, una donna è stata uccisa da una tigre siberiana dopo essere scesa dall’auto su cui viaggiava. La donna stava visitando il parco insieme alla figlia e al marito di quest’ultima quando, in seguito a un litigio, la figlia è scesa dall’auto. Nelle immagini della telecamera di sorveglianza si vede la donna uscire dal veicolo e fare il giro dell’auto come per parlare con il marito: una tigre arriva alle sue spalle e la trascina via mentre il marito cerca di avvisarla del pericolo. A quel punto la madre (quella che è morta) scende dall’auto per aiutarla, ma viene anch’essa attaccata dalla tigre: le guardie del parco sono intervenute immediatamente ma sono riuscite a salvare solo la figlia.

Il Badaling Wildlife World si trova nei pressi della Grande Muraglia e permette ai visitatori di guidare in macchina in mezzo agli animali in libertà, ma proibisce di uscire dal veicolo in qualsiasi situazione. I portavoce del parco non hanno ancora voluto fare dichiarazioni sull’accaduto.

Come sono Le Mecca e Medina, dentro

Come sono Le Mecca e Medina, dentro

Il New York Times ha pubblicato su Facebook un video a 360 gradi che mostra Medina e La Mecca, le due più importanti città sante dell’Arabia Saudita, «due luoghi in cui è difficile andare, se non si è musulmani». Il video dura quattro minuti e mezzo ed è stato girato in diversi luoghi delle due città, in diversi momenti della giornata. È stato girato da Luca Locatelli, un fotografo italiano che ha ottenuto dall’Arabia Saudita il permesso di documentare il suo viaggio. Locatelli è sposato con una donne musulmana dell’Indonesia e prima di sposarla si è convertito all’Islam. Il video si può vedere anche in realtà virtuale, scaricando un’apposita app del New York Times.

È meglio non giocare a Pokémon Go durante le importanti conferenze stampa sullo Stato Islamico

È meglio non giocare a Pokémon Go durante le importanti conferenze stampa sullo Stato Islamico

Era solo questione di tempo: un paio di giorni fa un giornalista statunitense è stato sgridato da John Kirby – portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti – perché stava giocando a Pokémon Go – il gioco che ha dato un senso tutto nuovo alla parola “palestra” – durante un aggiornamento sugli sforzi americani per combattere lo Stato Islamico. Kirby si è interrotto, ha guardato il giornalista e gli ha chiesto se stava «giocando a quella cosa dei Pokémon». Il giornalista ha detto che stava «solo dando una controllata». Dopo qualche minuto e prima di rispondere alle domande dei giornalisti Kirby gli ha detto: «Ne hai almeno preso uno?». Il giornalista ha detto di no, «che il wi-fi non era molto buono».

Nuovo Flash