Un giornale scozzese ha raccontato l’insediamento di Trump come un episodio di “Ai confini della realtà”

Un giornale scozzese ha raccontato l'insediamento di Trump come un episodio di "Ai confini della realtà"

Il giornale scozzese Sunday Herald ha annunciato l’inaugurazione della presidenza di Donald Trump, che si svolgerà a Washington il prossimo 20 gennaio, come se fosse una puntata della serie di fantascienza-horror Ai confini della realtà. L’articolo è comparso domenica nella rubrica televisiva del giornale, dove di solito il giornalista Damien Love racconta i programmi in onda nel corso della settimana. Nell’edizione del 15 gennaio, in mezzo ai programmi normali, Love ha inserito anche “President Trump: The Inauguration”, quella che definisce la più «ambiziosa, costosa e controversa produzione nella storia della televisione». Qui sotto trovate il testo dell’articolo tradotto in italiano.

Dopo una lunga assenza, “Ai confini della realtà” ritorna con una delle produzioni più coraggiose, ambiziose e controverse nella storia della televisione. Spesso gli scrittori di fantascienza si divertono a immaginare “storie alternative” – tra le più comuni: “Cosa sarebbe successo se i nazisti avessero vinto la Seconda guerra mondiale?” – ma questo gigantesco progetto di realtà virtuale, che coinvolgerà televisione, stampa e Twitter nel corso dei prossimi quattro anni, ha l’obbiettivo di raccontare una realtà alternativa al nostro presente. La storia comincia in una versione distopica del 2017, in cui moltissimi americani sono stati convinti a eleggere Donald Trump presidente. Sembra assurdo – e lo è – ma mentre la serie prosegue la storia diventa sempre più spaventosamente plausibile. Il primo episodio si concentra sul fastoso insediamento del presidente Trump e sulle manifestazioni di protesta e disperazione che l’accompagnano. Non è granché come serie, ma è un’inquietante anticipazione di cosa ci aspetta se in futuro non saremo attenti a impedire che accada.

La copertina del fumetto di “Smetto Quando Voglio Masterclass”, disegnata da Zerocalcare

La copertina del fumetto di "Smetto Quando Voglio Masterclass", disegnata da Zerocalcare

Il 2 febbraio uscirà nei cinema Smetto Quando Voglio Masterclass del regista Sydney Sibilia, il seguito di un’apprezzata commedia uscita nel 2014 – Smetto Quando Voglio – i cui protagonisti sono un gruppo di ricercatori universitari precari o disoccupati che cominciano a sintetizzare sostanze stupefacenti per mantenersi. Nel sequel gli ex ricercatori collaborano con la polizia in un’operazione anti-droga. Di Smetto Quando Voglio Masterclass uscirà anche un fumetto, in edicola dal 30 gennaio insieme alla Gazzetta dello Sport. La sceneggiatura del fumetto è di Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog, mentre le illustrazioni sono di Giacomo Bevilacqua, il disegnatore di A panda piace. Il fumetto sarà disponibile con quattro “cover variant”, cioè quattro diverse copertine, disegnate da altri fumettisti. Tra questi anche Zerocalcare.

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Il fumetto sarà in vendita a 2,50 euro. Questo è il trailer del film.

Perché la nostra voce registrata ci sembra così strana?

Perché la nostra voce registrata ci sembra così strana?

Quando ascoltiamo la nostra voce registrata sembra sempre molto diversa da come ce l’aspetteremmo, e spesso più stridula. Un articolo del giornalista del New York Times Jonah Engel Bromwich ha provato a capire perché. In realtà non ci sarebbe nulla di strano, almeno stando a quanto sostiene William Hartmann, un professore di fisica alla Michigan State University specializzato in acustica e psicoacustica.

Il fatto è che al nostro cervello il suono della voce arriva in due modi. Uno è quella che usiamo normalmente per sentire i suoni, con le onde acustiche che viaggiano attraverso l’aria e arrivano al nostro sistema uditivo tramite prima l’orecchio esterno, e poi quelli medio ed interno. L’altra strada, invece, è quella che trasporta le onde acustiche dalle corde vocali all’orecchio interno passando per le ossa e la carne del nostro corpo. «L’effetto che si ottiene è un abbassamento delle frequenze, che ci fa percepire la nostra voce come più profonda» ha detto Hartmann «ma le strade che le vibrazioni delle corde vocali possono prendere per arrivare alle ossa della faccia sono multiple e possono includere anche le vibrazioni delle ossa stesse, che possono variare».

John J. Rosowski, ricercatore della Harvard Medical School, aggiunge che le strade che le vibrazioni possono prendere prima di arrivare al nostro orecchio sono talmente tante da modificare inevitabilmente il modo in cui percepiamo la nostra voce, e in maniera diversa in ognuno di noi: da persona a persona per esempio può variare la quantità di liquido cerebrospinale, la forma del canale uditivo, e così via. È più o meno la spiegazione che aveva dato qualche tempo fa anche il canale YouTube di divulgazione scientifica SciShow.

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