Gli insulti razzisti a Lukaku e l’esultanza che gli è costata l’espulsione

(Marco Alpozzi/LaPresse)
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Martedì sera l’attaccante dell’Inter Romelu Lukaku è stato espulso nei minuti di recupero della semifinale di andata di Coppa Italia, che l’Inter ha giocato a Torino contro la Juventus. È successo dopo che ha segnato su rigore il gol dell’1-1 e a causa della successiva esultanza, ritenuta eccessiva dall’arbitro anche perché fatta sotto la curva dei tifosi avversari, alcuni dei quali durante la partita (e in particolare prima del suo calcio di rigore) gli avevano urlato insulti razzisti. Lukaku ha fatto un saluto militare e si è messo un dito davanti alla bocca, con un gesto che già aveva fatto in Nazionale alcuni giorni fa e il cui significato non è del tutto chiaro, sebbene se ne sia parlato come di un omaggio nei confronti del compagno di Nazionale Jérémy Doku. L’arbitro lo ha ammonito, e a causa di un’ammonizione precedente è stato espulso.

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Da regolamento (pagina 95, sezione “festeggiamenti di una rete”) un’esultanza può essere sanzionata con un cartellino giallo se ritenuta derisoria o provocatoria, ed è probabile che così l’abbia valutata l’arbitro, non capendo o non valutando che potesse essere stata fatta in risposta a insulti razzisti. Dopo Lukaku sono stati espulsi anche Juan Cuadrado della Juventus e Samir Handanovic dell’Inter.


Simone Inzaghi, allenatore dell’Inter, ha detto che Lukaku «è stato frainteso» e che «lui esulta sempre così». Roc Nation Sports International, l’agenzia sportiva che rappresenta Lukaku, ha scritto in un comunicato che «prima, durante e dopo» il gol Lukaku «è stato oggetto di abusi razzisti ostili e disgustosi» e che «ha festeggiato nello stesso modo in cui ha esultato per i gol precedenti».