A beh, la società civile

Quello che pochi hanno il coraggio di dire, oggi, è che la società civile stringi stringi ha preso il potere. Resiste qualche dinosauro (innegabilmente) e resistono i post-comunisti e i post democristiani: la disputa, per il resto, è tra le diverse società civili che sono approdate alla politica nei vent’anni che ci separano dal 1994, cioè dalla morte ufficiale della Prima Repubblica. La mitica società civile è finalmente dappertutto, guardate i leader politici e le loro solide professioni originarie: il comico Grillo, l’imprenditore Berlusconi, l’accademico Monti, il dirigente Montezemolo, l’avvocato Maroni, i magistrati Di Pietro e De Magistris e Ingroia, il giornalista Giannino eccetera. Non ce n’è uno che non si dica «non professionista» della politica: a costo d’esser definito dilettante. E non ce n’è uno che non si definisca espressione della «società civile»: anche se di società civili ce ne sono tante, alte o basse, belle o brutte, linde o corrotte. Le primarie dovrebbero rappresentare il festival della società civile, appunto: eppure Marco Travaglio, l’altro giorno, ha efficacemente dimostrato che molti vincitori (del Pd e al Sud, nel caso) sono espressioni di cricche e clientele e mafie che mettono in scena il lato oscuro della società civile medesima, spesso variegata e composita non meno della politica che dovrebbe rappresentarla. È questa, infatti, l’altra cosa che pochi hanno il coraggio di dire: che la società civile non solo ha preso il potere, ma può far schifo: esattamente come vent’anni fa.