Quando abbiamo iniziato a odiare il lavoro

di Francesco Costa
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Negli ultimi anni si è diffuso un racconto del lavoro come intrinsecamente oppressivo: qualcosa di cui liberarsi e a cui dedicare energie personali sempre minori. L’idea che il futuro migliore sia un futuro senza lavoro si è fatta strada ovunque, ci ha portati a parlare di “grandi dimissioni” e “quiet quitting”, oggi si nutre anche della prospettiva – utopica o distopica? – per cui un giorno l’automazione e le intelligenze artificiali permetteranno a sempre più persone di non lavorare e percepire una sorta di reddito di base universale. Intanto però continuiamo a lavorare, spesso con più fatica, meno riconoscimento e meno prospettive. In questa puntata di Wilson parliamo di quando si è rotto il nostro rapporto con il lavoro. E anche di cosa intendiamo, esattamente, quando parliamo di lavoro.

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