Brancher per i posteri

La strana vicenda del ministro del nulla Aldo Brancher è uno dei fatti di maggior spessore tragicomico dell’attuale governo: di Brancher sono arrivate prima le dimissioni che le deleghe. Nato come ministro per l’attuazione del federalismo, dopo le reprimende di Bossi a Pontida era stato ridenominato ministro per la sussidiarietà e il decentramento. Nome misterioso che in concreto dice poco, specie se già in presenza di un ministero per gli Affari Regionali.
Sono ora curiosa di vedere se Berlusconi indicherà un altro nome per ricoprire questo incarico tanto delicato e utile per il bene del Paese: sarebbe doveroso, sentite le minacce di espulsione dal Pdl verso chi avrebbe votato la sfiducia, ma mi permetto di dubitarne.
Sarà così evidente che la nomina di Brancher era dovuta nient’altro che alla necessità di un salvagente per sottrarlo al processo sulla scalata ad Antonveneta. Un’operazione piuttosto sfacciata, o perlomeno maldestra: decisamente troppo anche rispetto a quanto ci ha abituato Berlusconi.
Giocare così con i poteri dello Stato è mancare di rispetto ai cittadini, proprio mentre ci si permette di chiedere loro dei sacrifici non da poco per mettere a posto i conti pubblici. Sprecarli per istituire un ministero ad personam è solo l’ultimo dei segni di poca lucidità del governo.