Mi piacerebbe diventare un renziano dell’ultima ora

Quello che ieri è stato formato è il miglior governo possibile, mi andrebbe di scrivere questo, all’indomani delle nomine di ieri. Mi piacerebbe diventare un renziano dell’ultima ora, salire ora, con uno zompo quasi fuori tempo massimo, sul carro del vincitore. Dopo essere stato negli ultimi anni un acceso avversario di Renzi, mi andrebbe di cambiare verso, come si dice, di fare finalmente il bastian contrario. Viva Renzi! Non so perché ho questo desiderio. Forse perché dà gusto, evidentemente, crogiolarmi nella nostaglia di un Nanni Moretti di Caro Diario e mi trovo a disagio con i richiami all’adesione alla maggioranza di Walter Veltroni o Francesco Piccolo.

Perché la cosa bizzarra è che successa in queste ore è che tutti i giornalisti che hanno sostenuto Renzi, da Luca Sofri a Francesco Costa a Christian Rocca all’ultimo Ezio Mauro a Antonio Polito, storcono il naso di fronte a questa squadra di governo. Le motivazioni sono diverse (chi per dire lo voleva chiaramente ancora più spostato a destra e non apprezza un dirigente di Legacoop al Lavoro, chi è rimasto deluso per un consiglio dei ministri che sembra una raccolta di seconde scelte, chi ne rimarca la continuità con il governo Letta se non quella con il governo Monti), ma c’è anche una critica comune ed è questa: dove sta lo spirito della Leopolda? Dove sta lo shock culturale che Renzi aveva promesso al Paese non si sa più quante volte? La bottiglia di spumante che avevamo in frigo da anni la dobbiamo tenere in frigo per ancora quanto?

Dopo ieri, basta leggersi i commenti agli articoli sul nuovo governo, Renzi ha la strada ancora più in salita. E se è vero che il chiacchiericcio da bar sport della politica evapora come i coriandoli al primo vento di un febbraio di nuovo freddo, è vero anche con la ForzaturaAntiLetta+SquadraDeiMinistri, il neopremier parte con un par di meno due dopo che stava lanciando per l’ultima buca.

Ma appunto può darsi che i nasi storti siano frutto di pregiudizi. Li avete visti lavorare questi ministri? La conoscete Federica Mogherini? E Andrea Orlando che ne sapete che non farà bene alla giustizia? E Stefania Giannini alla scuola lo sapete che idee ha? E Marianna Madia alle pari opportunità chi l’ha detto che sia un nome debole?

Ma facciamo finta di essere disposti a una fiducia assoluta, e evitiamo di profonderci giudizi personali – come oggi praticamente tutti gli editorialisti fanno, soprattutto sulla scelta di preferire Federica Mogherini a Emma Bonino, in tempi di processo ai marò, Ucraina in fiamme (qui un intervento sul suo blog, per farsi un’idea), europee in vista, etc…

Ma la questione potrebbe essere posta su un altro piano: forse si potrebbe dire, lo spirito della Leopolda era quello di fare delle scelte sia ambiziose che trasparenti. Perché insomma Bonino no e Mogherini sì? Perché Franceschini invece di Bray? Perché Giannini invece di Carrozza? Sono scelte di realismo politico, di cencellizzazione soft, oppure sono persone che incarnano una visione politica, un nuovo corso? Sono uomini e donne di partito affidabili o sono stimabili proprio per la loro autonomia?

Il nuovo modo di fare politica di Renzi sembrava passare anche da questo. Uno che si scontrava contro l’apparato, capace di dare giudizi netti e criticare anche duramente. Non si è voluto fare un processo al governo Letta; si può dire cosa questi ministri dovrebbero rappresentare?

Altrimenti, io faccio fatica come vorrei a diventare un neorenziano. E l’unica scelta post-primarie che mi sembra abbia fatto Matteo Renzi in discontinuità col passato – ha ragione Christian Rocca – è stata scegliersi un fuoriclasse assoluto della comunicazione, Filippo Sensi, aka nomfup, come ufficio-stampa del Pd.

Odierei fare come Picchiarello, alias Woody Woodpecker, e saltare su col mio ditino e a voce stridula rimbrottare: “Ve l’avevo detto! Ve l’avevo detto!”. Era questo Renzi, un uomo d’apparato, un burocrate, un democristiano da rottamare.