Maledetto San Valentino dell’amor capitalista!

L’Alleanza Rivoluzionaria degli Uomini che le Donne Trovano Poco Attraenti giura che marcerà per tutto l’indaffarato quartiere Shibuya di Tokyo contro il cinismo malefico di quella romantica celebrazione nota come San Valentino. A Delhi, gli estremisti indù della Mahasabha minacciano di trascinare di fronte all’altare tutte le coppiette di fidanzati che sorprenderanno a scambiarsi effusioni in pubblico.

San Valentino, già forse compromesso dal fatto che la sua città, Terni, la città degli Innamorati, sia anche la città d’Acciaio dove Fabbrica d’Armi ha costruito corazze e armamenti per tutti i conflitti mondiali ed oggi è sede dello “Stabilimento Militare Armamento Leggero,” fa emergere in tutta la sua chiarezza la natura contraddittoria dell’amore di coppia.

Dietro a un primo aspetto comico, si nascondono realtà più pesanti che riguardano un conflitto di culture, incanalate in alcuni casi dalle religioni. Nel caso della buffa brigata giapponese Kakuhido, è facile ridere dell’Armata degli Sfigati che protesta contro il “capitalismo basato sulla passione” rappresentato da questa festa. “Questo complotto sanguinario di San Valentino,” annunciano, “è guidato dagli oppressori capitalisti del cioccolato.” Sembra una burla, eppure nasce dall’epifania, dopo profonde letture marxiste da parte del suo fondatore Katsuhiro Furusawa, che “non piacere alle ragazze è una questione di classe sociale.” Il manifesto dei Kakuhido è una miscela di post-Marxismo incazzato, rabbia di nerd smanettoni e sfacciata misoginia. In passato hanno mobilitato le loro furenti e frustrate masse contro il potere della casalinga giapponese;  e alla vigilia di Natale hanno chiesto alle coppie di fare autocritica a causa del “terrorismo causato dalle effusioni sentimentali in pubblico.” Per gli ossessionati dal data-journalism: nel 2014 il Giappone ha raggiunto il più basso tasso di nascite, in parte a causa del costante aumento di single nel paese. Nel 2011 uno studio ha rivelato che il 61 per cento dei maschi giapponese tra i 18 e i 34 anni non erano in nessun tipo di relazione romantica. Da qui si può capire la popolarità di Kakuhido.

In India, la situazione invece è più seria. I fondamentalisti indù, rinvigoriti dal fatto che uno di loro sia stato eletto primo ministro, sono sempre più attivi nelle riconversioni forzate soprattutto dall’Islam all’induismo, e costringono le coppie miste, dove ad esempio lui è musulmano e lei di famiglia indù, a sposarsi secondo il rito indù di modo da non abbandonare alla “jihad dell’amore” le ragazze indù. Ma ora, per San Valentino, la Mahasabha ha mobilitato centinaia di ragazzi che distribuiranno nelle shopping mall e in tutti luoghi pubblici, dove sperano di sorprendere coppie di innamorati, dei fiori bianchi, simboli religiosi dell’amore ortodosso (cioè quello dei matrimoni combinati, tra persone della stessa religione e stessa casta, preferibilmente). Quest’anno, però, si sono spinti oltre e, girando per le strade con sacerdoti forniti di autorizzazione istituzionale per poter officiare le cerimonie, annunciano di voler costringere, lì per lì, gli innamorati sorpresi a tenersi per mano (o addirittura a scambiarsi bacetti!) a sposarsi immediatamente.

Così alcune associazioni di studenti universitari a Delhi si stanno mobilitando a centinaia per manifestare, vestiti da sposi, di fronte alla sede dei Mahasabha per facilitargli il compito. E hanno scritto ai fondamentalisti la loro sfida: “Siamo stati informati che voi e le vostre auto-nominate  brigate di protettori della morale avete promesso di costringere al matrimonio chiunque manifesti pubblicamente il proprio amore. Allora sposerete anche un ragazzo al ragazzo che ama? O una ragazza alla ragazza?” Così lo scontro tra una nuova generazione laica e metropolitana, quella che ha protestato per il notorio stupro di Delhi di tre anni fa, ottenendo leggi più severe contro la violenza carnale, ora si scontra con gli induisti ringalluzziti dalla vittoria di Modi (nonostante la batosta delle elezioni di Delhi dell’altro giorno).

I matrimoni forzati succedono regolarmente. L’altro giorno in Uttar Pradesh un ragazzino sorpreso nella casa di una ragazzina è stato trascinato al commissariato di polizia di Sambhal Kotwali e in una sorta di Giulietta e Romeo al contrario, è stato denunciato per molestie sessuali dalla famiglia.  Informato falsamente dai poliziotti che avrebbe rischiato l’ergastolo per il crimine di cui era accusato, gli è stato proposto, sempre dai poliziotti, un matrimonio riparatore che il ragazzino ha accettato subito per evitare il peggio. La cerimonia si è svolta in caserma, con musicisti, balli tradizionali e firma dei documenti. I poliziotti si sono fatti i selfie con gli sposi a fine cerimonia.

Facile giudicare in fretta. Dimenticando magari che simili scenette succedevano anche nell’Italia repubblicana di pochi decenni fa, dove la Chiesa cattolica ricopriva un ruolo di riferimento morale molto più potente e coercitivo. A parte il giudizio tra diverse culture, la domanda da porsi è se in nazioni come l’India siano destinate a vincere, alla lunga, le nuove generazioni più laiche e più intrise di valori occidentali, o se invece avrà la meglio il punto di riferimento dei fondamentalisti indù.

L’esito non è così scontato, perché non è detto che l’intero globo sia destinato a un’occidentalizzazione (leggi liberalizzazione) dei costumi. Per quanto riguarda il Giappone, c’è da sperare che un paese così informatizzato trovi il modo di sviluppare un algoritmo migliore per i suoi siti di dating online. Ma per quanto riguarda l’India, la battaglia è una delle più interessanti e importanti di questo decennio.