Come non trovare figurine doppie

Esistono due categorie di persone che comprano le figurine: i collezionisti e i bambini. (Ci sono anche dei collezionisti di figurine bambini ma si riconoscono subito per il loro essere più collezionisti di figurine che bambini). Entrambi hanno un unico tormento: le doppie – o in alcune regioni d’Italia come la mia: i doppioni.

Da bambino mi lamentavo con mio padre se mi comprava bustine con troppi doppioni. Lo accusavo di pigrizia e accusavo il suo giornalaio di fiducia, quello che gli teneva il quotidiano da parte, di avere sempre la stessa partita di figurine. Le rare volte in cui – ricordandosene chissà come – mi porgeva le bustine dicendo di avermi accontentato, mi sembrava che le cose andassero effettivamente meglio e ci fossero più calciatori da attaccare. Molto probabilmente era il solito effetto placebo. Le comprava comunque lì e me le spacciava come comprate altrove. (Un po’ come quelle persone che tornano da Roma e regalano biglietti della lotteria comprati lì, perché biglietti della lotteria vincenti a Roma ce ne sono sempre, altrove sono più rari).

Il cruccio è comune ma, in realtà, la questione è molto semplice. Attualmente – parliamo delle migliori marche – esistono appositi macchinari che mescolano le figurine, evitando che due identiche capitino nella stessa bustina. E cercando anche di evitare che si trovino in bustine contigue. Di conseguenza il miglior sistema per evitare di trovarsi doppie sul groppone – ammesso poi che qualcuno non le voglia davvero perché c’è pure chi pensa che scambiare o meglio ancora giocarsi le figurine sia la parte più divertente della collezione – è comprare quante più bustine di figurine possibile assieme.

In assoluto, quindi, la soluzione ideale è comprare la scatola da cento bustine (600 figurine. Per fare un esempio ne mancherebbero comunque circa 120 dell’album dei calciatori Panini 2012-2013.) E poi, se avete un bambino, gestirle lentamente. Mettersele in tasca di prima mattina, tirandole fuori da un cassetto segreto, e consegnarle all’uscita di scuola fingendo di averle comprate giorno per giorno. O in alternativa, ma meno in linea coi tempi, la grande abbuffata.

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